Le cozze non contaminate del primo seno del Mar Piccolo riportano fiducia a Taranto e a un comparto che da anni convive con restrizioni, costi extra e incertezze. La notizia è arrivata dal commissario straordinario Vito Felice Uricchio, che ha riferito gli esiti positivi delle relazioni di Asl Taranto e Arpa Puglia. Un dato che conta non solo sul piano ambientale, ma anche per le prospettive economiche della mitilicoltura tarantina.
Uricchio ha parlato di un segnale confortante, sottolineando come la natura possa recuperare equilibrio se sostenuta da interventi adeguati. È un passaggio che lascia intravedere, in prospettiva, la possibilità di una riattivazione piena dell’area storicamente legata alla produzione della cozza tarantina, cuore identitario e produttivo del territorio.
Cozze non contaminate, cosa cambia per il Mar Piccolo
Per ora resta in vigore l’ordinanza regionale del 2016 che impone lo spostamento del novellame, cioè delle cozze sotto i 3 centimetri, verso aree classificate del secondo seno del Mar Piccolo o del Mar Grande, dove diossine e pcb risultano nei limiti. Proprio i risultati incoraggianti hanno però sostenuto il recente slittamento del termine per il trasferimento: non più il 28 febbraio, ma il 31 marzo.
Per i mitilicoltori resta una fase complessa. Giovanni Nicandro racconta giornate che iniziano all’alba e finiscono solo a lavoro concluso, con guadagni sempre più incerti. A pesare sono anche le morie causate dal caldo, che negli ultimi anni hanno ridotto prodotto e incassi, scoraggiando l’ingresso dei giovani nel settore.
Al danno si aggiunge il costo del trasferimento del seme, interamente a carico delle imprese. Per questo Coldiretti Pesca Puglia ha chiesto alla Regione di valutare il sostegno attraverso le misure Feampa. L’apertura mostrata dall’assessore Francesco Paolicelli viene letta come un primo segnale concreto. Per Taranto, la strada non è ancora conclusa, ma il dato sulle cozze non contaminate riaccende una possibilità reale di ripartenza.










