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Ex Ilva verso lo stop dell’area a caldo, L’Abbate: «Taranto non può più aspettare»

La deputata del Movimento 5 Stelle interviene dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano, che dispone la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo entro 90 giorni. «Il Governo chiarisca come garantirà bonifiche, controlli ambientali e una prospettiva industriale senza contrapporre lavoro e salute».

La deputata del Movimento 5 Stelle Patty L’Abbate chiede al Governo un piano immediato per la bonifica e la riconversione dell’ex Ilva di Taranto.

L’intervento arriva dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano, che ha disposto la sospensione delle attività produttive dell’area a caldo entro 90 giorni, subordinando la prosecuzione alla completa rimozione dell’amianto presente negli impianti e al rispetto dei limiti previsti per le emissioni di polveri sottili.

Secondo L’Abbate, vicepresidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera, la pronuncia conferma che la tutela della salute e dell’ambiente non può essere subordinata alle trattative per la cessione dello stabilimento.

L’Abbate: «Il rischio sanitario non può più essere tollerato»

«La sentenza della Corte d’Appello di Milano che dispone lo stop all’area a caldo dello stabilimento di Taranto certifica semplicemente che l’inquinamento e il rischio sanitario non possono più essere tollerati in nome di una trattativa di cessione che il Governo non è riuscito a portare a termine in quasi quattro anni», dichiara Patty L’Abbate.

La parlamentare del Movimento 5 Stelle richiama anche le parole del ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, secondo il quale la decisione dei giudici avrebbe modificato il quadro nel quale si sta svolgendo il processo di cessione.

«Il ministro Giorgetti parla di “condizioni cambiate”, ma le condizioni per la salute dei tarantini erano già inaccettabili da tempo: lo dicono i dati epidemiologici, lo dice la giurisprudenza, lo dice il buonsenso», sostiene L’Abbate.

La decisione sull’area a caldo dell’ex Ilva

La Corte d’Appello di Milano ha accolto il reclamo presentato da cittadini e genitori di Taranto contro Ilva e Acciaierie d’Italia, entrambe in amministrazione straordinaria.

Il provvedimento prevede la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo entro 90 giorni. La produzione primaria potrà proseguire soltanto qualora siano rispettate le condizioni indicate dai giudici, tra cui la rimozione completa dell’amianto e l’adeguamento delle emissioni di PM10 e PM2,5 ai limiti di sicurezza.

L’area a caldo comprende gli impianti nei quali si svolgono le principali fasi della produzione dell’acciaio a ciclo integrale. La sua eventuale fermata avrebbe conseguenze rilevanti sia sul futuro industriale dello stabilimento sia sull’occupazione diretta e sull’indotto.

La richiesta di bonifiche e controlli ambientali

L’Abbate afferma che le emissioni prodotte dall’area a caldo sono da anni al centro di allarmi sanitari e scientifici e critica la gestione pubblica della vertenza.

«Il Governo ha scelto di continuare a finanziare con soldi pubblici, oltre 4 miliardi in questi anni, un impianto che non ha mai avviato la transizione verso una produzione compatibile con la tutela della salute e dell’ambiente», dichiara la deputata.

La somma indicata rappresenta una valutazione politica contenuta nella dichiarazione di L’Abbate. Tra gli interventi più recenti figura il prestito di salvataggio fino a 390 milioni di euro approvato nel febbraio 2026 dalla Commissione europea per garantire la continuità operativa di Acciaierie d’Italia. Il Governo ha inoltre annunciato un’ulteriore tranche da 100 milioni di euro destinata all’amministrazione straordinaria.

«Superare il ricatto tra occupazione e salute»

La parlamentare chiede all’Esecutivo di rendere note le iniziative che intende adottare per dare attuazione alla pronuncia della Corte d’Appello.

«Chiediamo al Governo di spiegare come intenda dare piena attuazione alla sentenza, quali misure di bonifica e monitoraggio della qualità dell’aria intenda adottare a tutela della popolazione di Taranto e con quali strumenti garantirà una prospettiva industriale che non sia più un ricatto occupazione-contro-salute», afferma L’Abbate.

La richiesta riguarda quindi tre aspetti centrali: la sicurezza sanitaria della popolazione, la bonifica delle aree contaminate e la definizione di un modello produttivo capace di assicurare un futuro ai lavoratori.

«Ai lavoratori e alla città di Taranto si deve una strategia vera», conclude la deputata del Movimento 5 Stelle.

IA utilizzata come assistenza redazionale; testo verificato, modificato e approvato dal direttore.

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