AIGI Taranto interviene sulla mobilità del capoluogo ionico: ferrovia, aeroporto, porto e autostrade restano i nodi irrisolti di una città che chiede connessioni reali.
AIGI Taranto riporta al centro del dibattito pubblico il problema dei collegamenti del capoluogo ionico. La città, secondo l’associazione, continua a pagare un ritardo infrastrutturale che condiziona spostamenti, investimenti, turismo, lavoro e sviluppo produttivo.
Il punto di partenza è netto: arrivare a Taranto è difficile, partire da Taranto lo è altrettanto. Non si tratta soltanto di un disagio quotidiano per cittadini e imprese, ma di una questione strategica per il futuro economico dell’intero territorio.
Il nodo ferroviario resta uno dei più evidenti. L’Alta velocità non è mai arrivata stabilmente a Taranto e il collegamento Frecciarossa con Roma è tornato al centro delle polemiche dopo la necessità di garantirne la prosecuzione con un intervento regionale. La Regione Puglia ha annunciato uno stanziamento superiore a 1,5 milioni di euro per assicurare il servizio Taranto-Roma fino alla fine del 2026.
La vicenda ha riaperto il confronto politico sul ruolo dello Stato, della Regione e di Trenitalia. Ma, al di là delle responsabilità istituzionali, resta il dato principale: Taranto continua a non essere trattata come una grande città pienamente connessa al resto del Paese.
Anche la linea Bari-Taranto mostra le difficoltà di un sistema ferroviario ancora fragile. RFI ha comunicato interventi sulla tratta e modifiche alla circolazione, con fasi di binario unico tra Acquaviva delle Fonti e Gioia del Colle per lavori legati anche al sistema ERTMS. Per un territorio che chiede tempi certi, frequenze adeguate e collegamenti competitivi, ogni rallentamento pesa.
Il quadro non cambia se si guarda al trasporto aereo. L’aeroporto “Marcello Arlotta” di Grottaglie resta al centro del confronto sul Piano Nazionale Aeroporti 2026-2035. La discussione riguarda la prospettiva dello scalo come infrastruttura cargo e spazioporto, ma anche la richiesta del territorio di attivare voli civili e collegamenti passeggeri stabili.
Per AIGI Taranto, l’esclusione di fatto dei voli civili rappresenta un altro segnale di marginalizzazione. Una città industriale, portuale, universitaria e turistica non può essere competitiva se non dispone di connessioni rapide con Roma, Milano e le principali destinazioni nazionali.
C’è poi il tema del porto. Taranto è una città dei due mari, ma le autostrade del mare non sono mai diventate una vera alternativa alla mobilità su gomma. I collegamenti marittimi nel Mediterraneo e verso il Nord Europa restano una prospettiva più evocata che realizzata.
Il problema, secondo AIGI, è politico prima ancora che tecnico. In ogni campagna elettorale si parla di diversificazione economica, rilancio produttivo e nuova centralità di Taranto. Poi, nei fatti, la città continua a essere percepita come una periferia estrema, una “finis terrae” più che una piattaforma strategica del Mezzogiorno.
Le città che crescono sono quelle meglio collegate. Attraggono imprese, capitali, studenti, visitatori e nuove professionalità perché sono interconnesse con il resto dell’Italia, dell’Europa e del mondo. Taranto, invece, procede ancora con una mobilità lenta, frammentata e insufficiente.
La denuncia di AIGI Taranto arriva quindi come un richiamo alle istituzioni: senza infrastrutture moderne non può esistere un vero cambio di passo. Il futuro della città passa anche dai binari, dagli aeroporti, dal porto, dalle autostrade e dalla capacità di trasformare le promesse in collegamenti reali.









