Home / Cronaca Taranto / Taranto, nuova sparatoria ai Tamburi: Libera chiede una reazione della città

Taranto, nuova sparatoria ai Tamburi: Libera chiede una reazione della città

Dopo l’omicidio di Bakari Sako, un altro episodio di violenza armata scuote Taranto. Il Coordinamento provinciale di Libera invita a non accettare il silenzio come normalità.

Taranto violenza armata, nuovo allarme dopo i fatti ai Tamburi

Taranto torna a interrogarsi sulla violenza armata dopo quanto accaduto nel quartiere Tamburi, dove un giovane è stato raggiunto da colpi d’arma da fuoco in pieno giorno. L’episodio arriva a poche settimane dall’omicidio di Bakari Sako, una vicenda che aveva già provocato dolore e preoccupazione in città.

Sul caso sono in corso gli accertamenti della magistratura e delle forze dell’ordine, chiamate a ricostruire dinamica, responsabilità e movente. Ma intanto il Coordinamento provinciale di Libera Taranto interviene con una presa di posizione netta: la città non può abituarsi a episodi di questo tipo.

Secondo Libera, il rischio più grave è che la violenza venga percepita come un fatto ordinario, quasi inevitabile. Non solo per la gravità degli spari, ma per il clima sociale che può accompagnare questi episodi: assuefazione, paura, indifferenza, senso di impunità.

Libera Taranto: “Non basta la repressione”

Nel suo intervento, firmato da Remo Pezzuto per il Coordinamento provinciale, Libera sottolinea che l’azione delle forze dell’ordine resta indispensabile, ma da sola non può bastare. Serve anche una risposta della comunità.

Il messaggio è rivolto alla città nel suo insieme: cittadini, istituzioni, scuole, associazioni, famiglie. L’obiettivo è rompere il silenzio e ricostruire legami sociali nei quartieri più esposti al disagio e alla marginalità.

La violenza, osserva Libera, non nasce mai nel vuoto. Cresce dove si indeboliscono partecipazione, fiducia e senso di appartenenza. Per questo la reazione non può limitarsi all’emergenza. Occorre lavorare sulle cause profonde, sulle relazioni e sulla presenza quotidiana nei territori.

Una città chiamata a non voltarsi dall’altra parte

L’episodio dei Tamburi riapre una ferita ancora recente. Tre settimane fa Taranto aveva pianto Bakari Sako, giovane vittima di un omicidio che aveva colpito profondamente la comunità. Ora un nuovo fatto di sangue riporta al centro il tema della sicurezza e della responsabilità collettiva.

Libera invita a non considerare spari e aggressioni come strumenti “normali” nella gestione dei conflitti. È questo il punto centrale della denuncia: ogni episodio lasciato scivolare nell’indifferenza indebolisce il tessuto civile e lascia più spazio alla sopraffazione.

La richiesta è una presa di coscienza comune. Non solo condanna formale, ma presenza, partecipazione e capacità di reagire. Taranto, secondo il Coordinamento, deve scegliere di non rassegnarsi.

La risposta giudiziaria farà il suo corso. Quella sociale, invece, riguarda tutti.

Tag:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *