Dopo l’ordinanza del sindaco sulla sospensione dell’impianto entro 30 giorni, il sindacato sollecita un tavolo istituzionale per evitare ricadute su produzione e occupazione.
L’ordinanza sulla centrale ex Ilva Taranto riporta al centro una questione che coinvolge ambiente, salute pubblica e lavoro. UGL Chimici interviene dopo il provvedimento firmato dal sindaco di Taranto e chiede chiarezza immediata sugli effetti della decisione, sia sul piano industriale sia su quello occupazionale.
Il sindacato parla di forte preoccupazione per il quadro che si è aperto attorno alle centrali termoelettriche AdI Energia del sito siderurgico. L’ordinanza n. 18 del 13 aprile 2026 dispone la sospensione dell’esercizio dell’impianto entro 30 giorni. La misura resterà in vigore fino alla presentazione del piano di riduzione richiesto e alla successiva valutazione degli enti competenti.
Centrale ex Ilva Taranto, cosa prevede l’ordinanza
Nel comunicato diffuso il 16 aprile, UGL Chimici richiama i punti principali del provvedimento. Tra questi ci sono il Rapporto di Valutazione del Danno Sanitario 2024, la mancata presentazione del piano di riduzione per alcuni parametri emissivi, tra cui arsenico, cobalto e nichel, il principio di precauzione ambientale e il quadro autorizzativo dell’impianto.
Secondo il sindacato, la vicenda deve essere affrontata con rigore tecnico e chiarezza amministrativa. Il tema, infatti, non riguarda soltanto l’aspetto ambientale. Per UGL Chimici, la centrale rappresenta un nodo essenziale nell’equilibrio del sito industriale. Una eventuale fermata, sottolinea la nota, potrebbe incidere sulla continuità del ciclo produttivo e sugli impianti collegati.
UGL Chimici: servono tempi certi e un tavolo istituzionale
Il sindacato ribadisce che la tutela della salute e dell’ambiente resta prioritaria. Allo stesso tempo, però, chiede che ogni scelta venga presa sulla base di dati, procedure corrette e valutazioni proporzionate. Il punto, secondo UGL Chimici, è evitare che una fase già delicata produca nuove incertezze per lavoratori e famiglie.
Nella nota firmata dal segretario nazionale Eliseo Fiorin e dal segretario UTL UGL Taranto Alessandro Calabrese, si sottolinea che un provvedimento di questa portata impone un confronto immediato. Per il sindacato servono verità, tempi certi e indicazioni chiare sugli effetti reali della decisione.
UGL Chimici chiede quindi l’apertura di un tavolo istituzionale con Governo, ministeri competenti, enti tecnici, istituzioni territoriali, struttura commissariale e rappresentanze sindacali. L’obiettivo è affrontare la questione senza contrapposizioni e senza scaricare ancora una volta il peso dell’incertezza su chi lavora nello stabilimento.
Il nodo tra salute, ambiente e lavoro
Il caso della centrale ex Ilva Taranto si inserisce in un equilibrio già fragile. Da una parte c’è la tutela della salute pubblica. Dall’altra c’è la tenuta industriale di un impianto che continua ad avere un peso rilevante per il territorio. È su questo punto che il sindacato chiede responsabilità istituzionale e trasparenza.
La richiesta finale è netta: difendere salute e ambiente, ma con scelte chiare, verificabili e sostenibili anche sul piano del lavoro. Per UGL Chimici, la partita aperta sulla centrale ex Ilva Taranto non può essere gestita in modo frammentato. Servono passaggi rapidi e un confronto autorevole prima che gli effetti dell’ordinanza si riflettano su produzione e occupazione.










