1) Titolo
Ex Ilva, plastica negli altiforni: cosa è emerso dal test 2022 e quali rischi restano aperti
2) Articolo completo (riscritto: frasi più brevi, più attivo, con sottotitoli)
Il tema della plastica negli altiforni ex Ilva circola da anni. Nel luglio 2022 Arpa Puglia e Asl visitarono lo stabilimento durante un test sull’Afo4. Oggi il progetto torna nel dibattito perché l’azienda lo collega a riduzione di CO₂ ed economia circolare.
Il test del 2022 e l’allarme sugli impianti
Durante la prova del 2022, dentro la fabbrica si registrò un problema serio. Un operaio parlò di tubiere che si tappavano. Disse anche che la situazione rischiò di diventare pericolosa. Se le tubiere vanno in crisi, l’altoforno entra in una zona di rischio. Per questo quel racconto pesa ancora.
La domanda centrale: cosa hanno misurato su fumi e gas
Il test non apre solo una questione tecnica. Apre anche un tema ambientale. Quali dati esistono su emissioni e gas prodotti durante la prova? Le informazioni disponibili non riportano risultati pubblici e completi. Resta quindi una domanda: qualcuno ha misurato diossine, furani, PCB e IPA durante la combustione delle plastiche? E, se sì, con quali esiti?
Le osservazioni di Arpa Puglia nella procedura AIA
Arpa Puglia intervenne anche nella fase istruttoria dell’AIA. L’Agenzia segnalò due punti. Primo: non vide indicazioni su interventi migliorativi ambientali legati ai combustibili alternativi al carbone. Secondo: sull’intervento legato alle plastiche in Afo2 non trovò una descrizione chiara del materiale plastico riciclato impiegato. Dalle note richiamate, invece, non emergono osservazioni della Asl di Taranto sullo stesso tema.
Cosa scrive l’azienda: benefici attesi e criticità possibili
Nel parere istruttorio conclusivo che portò al rilascio dell’ultima AIA, l’azienda indicò anche i benefici attesi. Parlò di riduzione di CO₂ fino a 60.000 tonnellate l’anno. Indicò anche l’uso fino a 60.000 tonnellate l’anno di materie plastiche riciclate al posto di fonti fossili.
Nello stesso documento, però, compare un richiamo alle BAT Conclusions 2012. In particolare la BAT n. 70 avverte su un rischio. La plastica può contenere cloro e metalli pesanti. In base alla composizione dei rifiuti, nel gas di altoforno può aumentare la presenza di alcuni metalli.
Salute pubblica e scorie: le verifiche che mancano nel racconto pubblico
Da qui nasce un dubbio concreto per il territorio. Quali documenti dimostrano che questa procedura non aumenta i rischi per la salute? Quali controlli escludono un incremento di metalli inquinanti nei gas?
C’è poi un altro punto. L’altoforno produce scorie, la loppa. Il progetto può cambiare la composizione di quel materiale? Il dibattito chiede chiarezza anche su questo. Serve capire se la loppa possa incorporare residui legati alle plastiche. E serve capire cosa accade rispetto a composti come diossine e furani.
Lo studio citato da VeraLeaks: declorazione e limiti tecnici
Tra gli studi richiamati nelle ricerche citate da VeraLeaks compare un documento dell’Università di Johannesburg. Il testo insiste su un aspetto. L’uso di plastiche in altoforno richiede la declorazione prima dell’impiego. I cloruri possono danneggiare il refrattario e le tubazioni. Possono anche favorire la formazione di diossine tossiche.
Lo stesso documento indica un limite strutturale. I rifiuti plastici non possono sostituire del tutto il coke. Non offrono la stessa resistenza meccanica. Non garantiscono nemmeno la permeabilità utile a un flusso di gas efficiente.
Cosa cambia per chi legge
La discussione non riguarda solo un’idea industriale. Riguarda anche trasparenza e controlli. Se lo stabilimento punta sulla plastica negli altiforni ex Ilva, deve chiarire quali plastiche usa. Deve chiarire come le tratta. Deve anche pubblicare dati solidi su emissioni, gas e sottoprodotti. A Taranto, senza numeri verificabili, ogni promessa ambientale resta incompleta.










