L’arma, lunga 15 centimetri, sarebbe stata indicata agli investigatori da uno dei minorenni indagati. L’autopsia conferma il ruolo delle ferite mortali.
L’omicidio Bakari a Taranto si concentra ora anche sull’arma usata nell’aggressione. Il coltello, secondo quanto emerso dalle ricostruzioni investigative, sarebbe stato impugnato da uno dei minorenni indagati per la morte del giovane maliano, colpito il 9 maggio da tre fendenti.
Si tratta di un coltello lungo circa 15 centimetri, con una lama di 6. L’arma sarebbe stata gettata in un cespuglio dopo l’aggressione, nel tentativo di farla sparire. A indicare agli investigatori il punto in cui era stata abbandonata sarebbe stato lo stesso minorenne, che si è presentato in questura nella serata dell’11 maggio.
Il ragazzo non era stato rintracciato subito nelle ore successive ai primi cinque fermi. Si sarebbe poi costituito, fornendo anche elementi utili al recupero del coltello. Secondo le ricostruzioni, il giovane sarebbe uscito di casa già armato.
Le ferite mortali nell’omicidio Bakari
L’autopsia ha confermato che la morte è stata provocata dalle coltellate. Le lesioni più gravi avrebbero interessato il polmone e l’aorta, causando conseguenze fatali.
Gli accertamenti proseguono per ricostruire con precisione le responsabilità dei minorenni coinvolti e la dinamica dell’aggressione. Al centro dell’inchiesta restano i momenti precedenti all’assalto, il ruolo dei ragazzi fermati e la disponibilità dell’arma.
Le indagini a Taranto
La posizione dei minorenni indagati è ora al vaglio dell’autorità giudiziaria. Uno dei ragazzi, quindicenne al momento dei fatti e diventato sedicenne nei giorni successivi, è indicato come figura centrale nella ricostruzione dell’aggressione.
Il recupero del coltello rappresenta un passaggio importante per gli inquirenti. L’arma potrà essere sottoposta ad accertamenti tecnici per verificare eventuali tracce e confermare il collegamento con le ferite riscontrate sul corpo della vittima.
La vicenda continua a suscitare forte attenzione a Taranto, dove la morte del giovane maliano ha aperto interrogativi sulla violenza tra giovanissimi e sulla facilità con cui un’arma può diventare decisiva in una lite o in un’aggressione.
L’inchiesta dovrà chiarire ogni dettaglio, dalle fasi precedenti all’episodio fino al comportamento dei ragazzi dopo i fatti. Al momento, il dato centrale resta quello emerso dagli esami medico-legali: Bakari è morto per le ferite da arma da taglio.










