Al tavolo ministeriale nessun accordo sulla cassa integrazione straordinaria. Il sindacato denuncia un arretramento su tutele, welfare e prospettive industriali per lo stabilimento di Taranto.
Sul futuro dell’ex Ilva torna a salire la tensione. Al centro del nuovo confronto al Ministero c’è la richiesta di CIGS per Acciaierie d’Italia, ma dal tavolo arriva una rottura netta. Per la UGL Metalmeccanici, infatti, la situazione segna un passo indietro rispetto alla fase aperta con il commissariamento del 21 febbraio 2024.
A sostenerlo sono Daniele Francescangeli, segretario nazionale UGL Metalmeccanici con delega alla siderurgia, e Alessandro Dipino, segretario generale UGL Metalmeccanici di Taranto, intervenuti da remoto all’incontro convocato per discutere gli ammortizzatori sociali. Secondo quanto riferito dal sindacato, l’azienda avrebbe spiegato che le risorse ancora disponibili, residue rispetto a quanto ottenuto con il decreto-legge n. 180 del 2025, consentirebbero di sostenere l’integrazione salariale al 70% solo fino a ottobre di quest’anno, mentre la richiesta di CIGS arriva fino al 28 febbraio 2027.

Per la sigla sindacale è questo il punto da cui partire per leggere la fase attuale: una cassa integrazione straordinaria che può interessare fino a 4.450 lavoratori, senza però garanzie aggiuntive su altri aspetti considerati essenziali. UGLM contesta, in particolare, la mancata disponibilità dell’azienda a riconoscere la maturazione del giorno di ferie ai dipendenti collocati in CIGS a zero ore. Allo stesso modo viene segnalata l’assenza di aperture sull’impiego del personale disponibile e la possibile proroga, presumibilmente a maggio, dei pagamenti legati al welfare.
Ex Ilva CIGS, per UGLM si riducono tutele e certezze
Nel giudizio espresso dai rappresentanti sindacali, questi elementi non sono dettagli tecnici ma segnali precisi. Secondo Francescangeli e Dipino, si starebbe aprendo una fase in cui diritti ritenuti ormai consolidati rischiano di essere messi in discussione. Diritti, sottolineano, maturati nel tempo attraverso trattative e mediazioni sindacali condotte con l’obiettivo di accompagnare il rilancio dell’azienda.
Il nodo, però, non è soltanto economico o contrattuale. Durante il confronto si è parlato anche di sicurezza, tema che per il sito siderurgico di Taranto resta centrale. Su questo punto UGLM ha ribadito che la sicurezza non può essere separata dalla continuità produttiva e dalla serenità occupazionale. In altre parole, senza una prospettiva chiara sul lavoro e senza un quadro stabile, anche la gestione della sicurezza rischia di indebolirsi.
Nessun accordo al Ministero, pesa l’assenza di un piano credibile
L’incontro si è chiuso senza accordo sulla CIGS. A pesare, secondo il sindacato, è soprattutto la mancanza di una visione concreta sul futuro di Acciaierie d’Italia. UGLM contesta all’azienda l’assenza di passi reali verso il piano di ripartenza annunciato e denuncia allo stesso tempo l’incertezza che continua a circondare la vendita degli asset aziendali.
Il mancato accordo riporta così in primo piano una vertenza che da anni resta aperta e che continua ad avere effetti diretti su occupazione, produzione e tenuta sociale del territorio tarantino. L’ex Ilva si conferma uno dei dossier industriali più delicati del Paese, non solo per il numero di lavoratori coinvolti ma anche per il peso strategico della siderurgia nazionale.
Per questo, nella fase che si apre, UGL Metalmeccanici chiede un intervento politico più incisivo. L’obiettivo dichiarato è evitare un nuovo stallo e scongiurare quella che il sindacato definisce un’ulteriore sconfitta per il Paese, dopo una crisi lunga e ancora senza una soluzione definitiva. Il confronto sulla cassa integrazione, in questo quadro, diventa il segnale di un problema più ampio: senza coperture certe, impegni chiari e una direzione industriale riconoscibile, il rilancio dell’ex Ilva resta ancora fermo alle intenzioni.










