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Taranto, proroga per i precari della cultura: la Cgil chiede la stabilizzazione

Cinque lavoratori del MarTa e della Soprintendenza subacquea ottengono altri sei mesi dopo lo stop di febbraio. Per la Fp Cgil il rinvio non risolve il problema.

La proroga precari cultura Taranto evita, almeno per ora, l’uscita definitiva di cinque lavoratori impiegati tra il Museo archeologico nazionale di Taranto e la Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo. Per la Fp Cgil, però, non si tratta di una soluzione. Il sindacato parla di un risultato utile, ma solo temporaneo.

I cinque dipendenti erano rimasti senza incarico dal 28 febbraio. Adesso potranno contare su una proroga di sei mesi. Il rinvio è stato possibile grazie a un emendamento presentato nelle scorse settimane dalla parlamentare tarantina Francesca Viggiano.

La misura consente di guadagnare tempo. Non cancella però l’incertezza sul futuro dei lavoratori coinvolti.

Proroga precari cultura Taranto, perché la Cgil chiede di più

La Fp Cgil, a livello provinciale e regionale, chiede un intervento strutturale. L’obiettivo è arrivare alla stabilizzazione dei cosiddetti “precari della cultura” già con la prossima legge finanziaria.

Secondo il sindacato, la vicenda non riguarda solo Taranto. In tutta la Puglia sarebbero 14 i lavoratori rimasti fuori dopo l’interruzione di incarichi sostenuti dai fondi del PNRR.

Per la Cgil, il ricorso a proroghe e rinnovi non basta più. Serve invece una scelta chiara, capace di trasformare questi rapporti in occupazione stabile.

Mimmo Sardelli, segretario generale della Fp Cgil Taranto, sostiene che esistessero già le condizioni per evitare lo stop. Il riferimento è al piano assunzionale triennale del Ministero della Cultura e a un concorso già espletato.

Sardelli ha parlato di “un piccolo ma significativo risultato” riferendosi alla proroga. Ha anche precisato che “la battaglia non è ancora vinta”. È una linea netta: bene il rinvio, ma la vertenza resta aperta.

Cultura e lavoro, il caso Taranto oltre i sei mesi

Il sindacato collega la questione occupazionale al peso economico del comparto. Ricorda infatti che in Italia la cultura vale oltre 112 miliardi di euro. In Puglia, invece, cultura e turismo generano circa il 20 per cento del Pil regionale.

Sono numeri che, per la Fp Cgil, rendono ancora più difficile accettare rapporti di lavoro brevi e senza prospettive. Il tema riguarda musei, soprintendenze e servizi collegati alla valorizzazione del patrimonio.

Nel caso di Taranto il problema appare ancora più evidente. Il MarTa e la Soprintendenza subacquea operano in un territorio dove il patrimonio storico e archeologico ha un ruolo centrale. Anche per questo il sindacato insiste sulla necessità di garantire continuità lavorativa.

La proroga di sei mesi evita un nuovo stop immediato. Non scioglie però il nodo principale. La richiesta resta quella di una stabilizzazione definitiva, capace di dare certezze ai lavoratori e continuità al sistema culturale.

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