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Ex Ilva Taranto, il Governo chiama i sindacati: vertice a Palazzo Chigi il 5 marzo

La crisi dell’Ex Ilva Taranto arriva sul tavolo del Governo. I sindacati sono stati convocati a Palazzo Chigi per il 5 marzo, alle ore 11.30, nella Sala Verde. Al centro dell’incontro c’è il futuro dello stabilimento siderurgico e delle migliaia di lavoratori coinvolti.

La convocazione è giunta questa mattina, dopo settimane di sollecitazioni da parte delle organizzazioni sindacali. Fim, Fiom, Uilm e Usb avevano chiesto un confronto diretto con l’esecutivo per discutere della situazione produttiva e occupazionale dell’Ex Ilva Taranto. In assenza di risposte, avevano anche annunciato un’autoconvocazione a Palazzo Chigi per il 9 marzo, con l’obiettivo di aprire un dialogo con la presidente del Consiglio sul destino della più grande azienda siderurgica italiana e delle circa 20mila persone tra diretti, amministrazione straordinaria e indotto.

Ex Ilva Taranto, il nodo del piano e della cassa integrazione

L’ultimo confronto tra Governo e sindacati risale al 18 novembre, quando è stato illustrato il cosiddetto “Piano corto”. Secondo le sigle sindacali, quel piano non offre prospettive oltre il mese di marzo e non chiarisce le strategie industriali necessarie per garantire continuità produttiva e occupazionale all’Ex Ilva Taranto.

Dal Governo, spiegano i rappresentanti dei lavoratori, sarebbe arrivata finora soltanto la convocazione per la proroga della cassa integrazione. Una misura prevista dalla legge che riguarda 4.550 lavoratori, oltre ai circa 1.500 dipendenti di Ilva in amministrazione straordinaria e alle migliaia di addetti dell’indotto. Un passaggio considerato necessario, ma non risolutivo rispetto alla crisi complessiva del gruppo.

Il vertice del 5 marzo rappresenta ora un passaggio chiave. Dall’incontro a Palazzo Chigi sono attese indicazioni concrete sul piano industriale e sulle garanzie occupazionali. Per Taranto e per l’intero comparto siderurgico nazionale, la partita dell’Ex Ilva Taranto resta centrale sia sul piano economico sia su quello sociale.

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