Confcommercio Taranto contesta la lettura dell’aumento come semplice conseguenza degli obblighi normativi e chiede il dettaglio dei costi del PEF 2026-2029, un confronto pubblico e un piano per contenere le tariffe future.
Confcommercio Taranto chiede al Comune piena trasparenza sui costi che determineranno la TARI 2026 e l’apertura immediata di un confronto con le associazioni di categoria.
La richiesta arriva dopo la validazione, da parte di AGER Puglia, del Piano economico finanziario del servizio rifiuti del Comune di Taranto per il quadriennio 2026-2029, predisposto secondo il metodo tariffario MTR-3 stabilito da ARERA.
Per l’associazione, tuttavia, l’aumento medio della tariffa non può essere presentato alle imprese come un semplice adempimento previsto dalla legge.
Spadafino: «L’aumento non è soltanto un obbligo normativo»
«L’ennesimo aumento non può essere tradotto semplicisticamente come un obbligo di legge», dichiara il presidente provinciale di Confcommercio Taranto, Giuseppe Spadafino.
Secondo il presidente, l’incremento sarebbe invece la conseguenza delle criticità accumulate nella gestione del ciclo dei rifiuti.
«Questo incremento rappresenta il chiaro fallimento di una politica dei rifiuti che negli anni non è stata capace di programmare interventi seri per abbattere la percentuale di indifferenziata, ancorata a livelli vicini al 60%, con costi di conferimento in discarica vertiginosamente aumentati nel tempo».
Confcommercio ritiene quindi necessario spiegare alle attività commerciali, turistiche e dei servizi non soltanto quanto aumenterà la TARI, ma soprattutto quali fattori abbiano determinato l’incremento e quali interventi saranno adottati per ridurre i costi negli anni successivi.
Nel PEF circa 7,85 milioni per i Costi generali di gestione
Dall’analisi della documentazione effettuata da Confcommercio Taranto emergerebbero diverse componenti economiche rilevanti.
Tra queste figurano i costi della raccolta differenziata, dello spazzamento e del lavaggio delle strade, oltre ai cosiddetti Costi generali di gestione, indicati con la sigla CGG.
Secondo l’associazione, questa voce ammonterebbe a circa 7,85 milioni di euro. La documentazione pubblicata, sostiene Confcommercio, non consentirebbe però di individuare analiticamente tutte le singole spese comprese nell’importo.
L’associazione chiede pertanto che i dati siano resi accessibili e comprensibili, in modo da permettere alle imprese e ai cittadini di valutare come vengono impiegate le risorse raccolte attraverso la tassa sui rifiuti.
La TARI è infatti il tributo comunale destinato a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani.
Le preoccupazioni per la situazione di Kyma Ambiente
Alle valutazioni sul Piano economico finanziario si aggiungono le preoccupazioni per le condizioni economiche e organizzative di Kyma Ambiente, la società partecipata che gestisce il servizio di igiene urbana a Taranto.
«Preoccupa ulteriormente la situazione drammatica in cui versa Kyma Ambiente, per la quale è stato recentemente richiamato il rischio di default e che tuttora risulta senza guida», afferma Spadafino.
Il futuro della società e l’organizzazione del servizio rappresentano, secondo Confcommercio, elementi direttamente collegati alla qualità della raccolta, ai livelli di differenziazione dei rifiuti e all’andamento dei costi posti a carico degli utenti.
Per l’associazione, senza una programmazione capace di aumentare la raccolta differenziata, ridurre il ricorso alla discarica e rendere più efficiente il servizio, il peso della TARI rischia di continuare a crescere.
Le tre richieste di Confcommercio Taranto
Confcommercio Taranto formula tre richieste precise:
- la pubblicazione del dettaglio delle principali voci di costo contenute nel PEF 2026-2029;
- l’apertura di un confronto pubblico con le associazioni di categoria per spiegare le ragioni dell’aumento;
- la predisposizione di un piano di riprogrammazione del servizio che consenta di contenere i costi nei prossimi anni.
L’associazione ricorda che le imprese del commercio, del turismo e dei servizi stanno già affrontando spese elevate per energia, personale e materie prime.
Ogni ulteriore aggravio fiscale, sostiene Confcommercio, deve quindi essere accompagnato dalla massima trasparenza, da dati verificabili e da un miglioramento concreto della qualità del servizio.
«Confcommercio Taranto continuerà a svolgere il proprio ruolo di rappresentanza, chiedendo che ogni scelta tariffaria sia supportata da dati chiari, verificabili e orientata alla tutela del tessuto economico della città, nel rispetto delle regole previste dalla normativa vigente».
La richiesta rivolta all’amministrazione comunale è dunque quella di non limitare il confronto alla sola approvazione formale delle tariffe, ma di spiegare alle categorie produttive quale modello di gestione dei rifiuti Taranto intenda adottare e con quali risultati attesi sul fronte dei costi, della raccolta differenziata e della qualità del servizio.








