Le navi utilizzate per il trasporto siderurgico sono ferme da tempo nel porto ionico. I lavoratori chiedono un piano di rilancio per evitare il ridimensionamento del servizio.
Resta aperta la questione della flotta ex Ilva Taranto, con timori crescenti tra i lavoratori del comparto marittimo legato all’ex stabilimento siderurgico. Al centro della vicenda ci sono la Corona Australe e la Corona Boreale, le due unità navali impiegate negli anni per il trasporto di prodotti siderurgici lungo le rotte nazionali.
Le navi risultano ferme nel porto di Taranto ormai da tempo e, secondo quanto segnalato dall’Unione marittimi, manca ancora un piano chiaro sul loro futuro operativo. Una situazione che coinvolge direttamente circa 240 operatori specializzati, oggi in attesa di capire quali decisioni verranno prese nelle prossime settimane.
Il nodo principale riguarda la possibile dismissione delle unità o, al contrario, il loro recupero attraverso interventi tecnici e manutenzioni straordinarie. Secondo i rappresentanti dei marittimi, le imbarcazioni potrebbero ancora essere utilizzate per diversi anni, garantendo continuità occupazionale e mantenendo attive competenze professionali sviluppate nel settore del trasporto industriale via mare.
Flotta ex Ilva Taranto, lavoratori in attesa
La preoccupazione dei lavoratori nasce soprattutto dall’assenza di indicazioni definitive. Al momento non sarebbe stato presentato un programma operativo per il rilancio della flotta, mentre il traffico legato alla movimentazione siderurgica continua a rappresentare un elemento strategico per il porto di Taranto.
L’Unione marittimi sottolinea come il fermo prolungato delle navi rischi di avere effetti pesanti sul piano occupazionale. Le figure coinvolte comprendono personale tecnico e operatori con esperienza specifica nella gestione del trasporto marittimo dei coils e di altri materiali collegati alla produzione siderurgica.
Nel frattempo resta aperto anche il tema dei costi di gestione. Secondo quanto evidenziato dai rappresentanti del settore, il recupero delle unità già presenti potrebbe risultare più sostenibile rispetto al ricorso stabile a flotte esterne.
Il futuro delle navi e del porto di Taranto
La vicenda si inserisce nel quadro più ampio delle difficoltà che continuano a interessare l’area industriale di Taranto. Per il comparto marittimo, però, il rischio maggiore è quello di perdere professionalità costruite nel tempo e strettamente collegate alle attività portuali e siderurgiche.
I lavoratori chiedono che il confronto resti aperto e che vengano valutate tutte le possibili soluzioni prima di arrivare a decisioni definitive. Al momento non risultano comunicazioni ufficiali sul destino delle due navi, ma il tema continua a essere seguito con attenzione dalle organizzazioni di categoria e dagli operatori del porto.
Nei prossimi giorni potrebbero emergere ulteriori sviluppi sulla gestione della flotta e sulle prospettive occupazionali legate alle attività marittime dell’ex Ilva.










