Il Consorzio di tutela rafforza i controlli su scaffali, web e mercati esteri. Nel 2025 già 120 verifiche per proteggere Doc e Docg.
Il Primitivo di Manduria finisce sotto una vigilanza più serrata per difendere il nome della denominazione da usi impropri, etichette fuorvianti e possibili contraffazioni. Il Consorzio di tutela, guidato dalla presidente Novella Pastorelli, ha approvato un regolamento che disciplina in modo più preciso l’impiego delle diciture legate alla Doc “Primitivo di Manduria” e alla Docg “Primitivo di Manduria Dolce Naturale”.
L’obiettivo è evitare che il richiamo al nome del vino venga utilizzato in modo generico o commerciale senza un reale collegamento con il prodotto certificato. Il nuovo regolamento stabilisce criteri, modalità di richiesta e autorizzazioni necessarie per le aziende che intendono usare la denominazione in etichetta o in prodotti trasformati.
Controlli sul Primitivo di Manduria anche online
La tutela non si ferma alle cantine. Due agenti vigilatori del Consorzio controllano quotidianamente la presenza del Primitivo di Manduria Dop sul mercato, con verifiche sugli scaffali, nei canali internazionali e sulle piattaforme online. Nel corso del 2025 sono state effettuate 120 ispezioni.
I controlli servono a individuare bottiglie false, riferimenti ingannevoli o prodotti che sfruttano il prestigio della denominazione senza rispettarne i requisiti. Una pratica che può danneggiare i produttori corretti e creare confusione tra i consumatori.
Regole più chiare per etichette e prodotti trasformati
Il regolamento chiarisce che non basta inserire una minima quantità di Primitivo di Manduria per poter richiamare la denominazione. Il vino Doc o Docg deve essere presente in misura significativa e contribuire in modo reale alle caratteristiche del prodotto.
Inoltre, la percentuale dell’ingrediente legato alla denominazione protetta dovrà essere indicata in etichetta. Deve risultare chiaro che il Primitivo di Manduria è un ingrediente del prodotto trasformato, e non il prodotto principale, quando si tratta di preparazioni alimentari o altre elaborazioni.
Le aziende autorizzate dovranno anche garantire tracciabilità, documentare l’effettivo utilizzo del vino e comunicare i volumi di produzione.
Per il Consorzio si tratta di una misura di difesa e, allo stesso tempo, di valorizzazione commerciale. La denominazione potrà comparire in prodotti di qualità, ma solo dentro un sistema di regole controllato. In questo modo il marchio resta protetto e il consumatore può riconoscere con maggiore sicurezza ciò che acquista.










