Un operatore avrebbe prenotato 198 prestazioni sanitarie a proprio nome. Verifiche su accessi anomali, liste d’attesa e possibili pacchetti di visite gestiti fuori dalle regole.
Il caso Cup Taranto entra in una nuova fase investigativa. I carabinieri del Nas hanno effettuato accertamenti negli uffici di Sanitaservice, società della Asl che gestisce anche servizi legati alle prenotazioni sanitarie. Le verifiche riguardano presunte anomalie negli accessi alla piattaforma informatica del Centro unico di prenotazione e possibili alterazioni delle liste d’attesa.
L’attenzione degli investigatori si concentra su operazioni considerate sospette, emerse dopo controlli interni avviati dalla stessa Asl. Il materiale raccolto è stato trasmesso alla Procura di Taranto e poi a quella di Lecce, competente per i reati informatici di rilievo distrettuale.
Caso Cup Taranto, le verifiche sulle prenotazioni
Secondo quanto emerso dagli accertamenti, alcuni operatori avrebbero effettuato prenotazioni con modalità ritenute anomale. Tra gli episodi più rilevanti c’è quello di un addetto Cup che, nel 2024, avrebbe prenotato a proprio nome 198 prestazioni sanitarie da una postazione del Tarantino.
Il dato è al centro delle verifiche perché apre un interrogativo preciso: perché un operatore avrebbe dovuto intestarsi un numero così elevato di visite ed esami, anche di tipologie molto diverse tra loro?
Le ipotesi investigative puntano a chiarire se quelle prenotazioni fossero reali o se servissero a bloccare disponibilità nel sistema. Alcune operazioni, infatti, sarebbero poi state cancellate. Questo meccanismo avrebbe potuto consentire di trattenere temporaneamente slot sanitari, sottraendoli alla normale disponibilità degli utenti.
L’ipotesi dei pacchetti di visite
Il sospetto più delicato riguarda la possibile gestione di interi gruppi di prenotazioni. Secondo le indiscrezioni, alcuni lotti di prestazioni potrebbero essere stati acquisiti dagli operatori e poi rimessi in circolazione attraverso canali non ufficiali o logiche clientelari.
Nei tabulati comparirebbero prestazioni molto diverse: visite specialistiche, interventi, controlli in ambiti come reumatologia, diabetologia, neurochirurgia e otorinolaringoiatria. In diversi casi, le richieste risulterebbero intestate allo stesso operatore.
Al momento si tratta di elementi al vaglio degli inquirenti. Saranno le indagini a stabilire se le anomalie siano il risultato di errori, pratiche scorrette interne o condotte penalmente rilevanti.
La vicenda ha un impatto diretto sulla fiducia dei cittadini. Le liste d’attesa sono uno dei nodi più sensibili della sanità pubblica: ogni alterazione del sistema rischia di penalizzare chi segue le procedure ordinarie e attende una visita nei tempi disponibili.
L’inchiesta prosegue con l’analisi dei terminali, degli accessi informatici e della documentazione già raccolta. Il punto centrale resta capire chi abbia operato sul sistema, con quali autorizzazioni e per quale finalità.










