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Giochi del Mediterraneo, il campo di gara resta un nodo aperto

Il campo di gara Giochi del Mediterraneo torna al centro delle tensioni a Taranto. A pochi mesi dall’appuntamento del 2026, sul fronte del centro nautico e dell’area destinata a canoa e canottaggio si riapre il confronto con i mitilicoltori, che avrebbero segnalato nuove criticità legate all’ormeggio delle loro imbarcazioni nella darsena sotto Parco Cimino.

Il punto è delicato perché riguarda uno degli interventi più sensibili del programma. Il progetto del centro nautico collegato ai Giochi del Mediterraneo prevede infatti l’ex Stazione Torpediniere e il campo di regata nel secondo seno del Mar Piccolo, un’area che da tempo tiene insieme esigenze sportive, attività produttive e assetto del territorio.

La questione, adesso, è tutta nei tempi. Secondo quanto emerge, le cooperative del comparto mitilicolo, pur dopo gli indennizzi riconosciuti dal commissario Massimo Ferrarese, avrebbero posto ulteriori rilievi operativi. In particolare, il tema sarebbe quello degli spazi e delle modalità per l’ormeggio delle barche nella darsena interessata dall’intervento. Se il confronto non dovesse chiudersi in tempi rapidi, il rischio è quello di un nuovo rallentamento su un’opera già seguita con grande attenzione.

H2: Campo di gara Giochi del Mediterraneo, perché il confronto pesa

Non si tratta di un passaggio secondario. Il campo di gara per canoa e canottaggio è parte di un piano più ampio che punta a consegnare a Taranto impianti e infrastrutture in vista dei Giochi del Mediterraneo, in calendario dal 21 agosto al 3 settembre 2026. L’evento coinvolgerà 26 nazioni, 33 discipline e 4.500 atleti, numeri che spiegano bene perché ogni ritardo venga considerato un problema organizzativo prima ancora che politico.

Su questo fronte il commissario straordinario ha più volte ribadito la necessità di accelerare. A fine gennaio Ferrarese aveva parlato di 41 cantieri complessivi, con alcuni interventi già conclusi e altri da portare rapidamente a compimento. È dentro questa corsa che si inserisce ora la nuova frizione con i mitilicoltori.

H2: Mitilicoltori e lavori, il problema da chiudere in fretta

Il nodo non è soltanto tecnico. A Taranto il rapporto tra grandi opere, mare e attività tradizionali resta sempre molto sensibile. La mitilicoltura rappresenta un pezzo importante dell’economia locale e ogni modifica che tocca approdi, spostamenti e organizzazione del lavoro produce inevitabilmente resistenze e richieste di garanzie.

Per questo il confronto attuale pesa più di quanto possa sembrare. Da una parte c’è l’esigenza di rispettare il cronoprogramma dei Giochi. Dall’altra c’è la necessità di evitare che il comparto si senta sacrificato in nome dell’evento. La vera partita, in queste ore, è trovare una soluzione pratica che consenta di sbloccare i lavori senza aprire un nuovo contenzioso.

Taranto arriva a questo passaggio con un’agenda già piena: cantieri da chiudere, servizi da organizzare, collegamenti da rafforzare e strutture da rendere operative per l’accoglienza di atleti e delegazioni. In questo quadro, anche una criticità circoscritta può diventare decisiva.

La sensazione è che sul campo di gara Giochi del Mediterraneo si giochi molto più di un semplice dettaglio tecnico. Si misura, ancora una volta, la capacità di tenere insieme le scadenze dell’evento e gli equilibri di un territorio che chiede certezze, non promesse.

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