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Taranto racconta i suoi due mari nel nuovo docufilm di Giuseppe Carucci

Il docufilm sui due mari di Taranto firmato dal regista Giuseppe Carucci prova a raccontare la città ionica partendo dal suo elemento più riconoscibile: il mare. Il progetto, prodotto da Clickom e attualmente in lavorazione, mette al centro la relazione tra Taranto, la sua storia e l’ambiente che ne ha segnato identità e sviluppo nel tempo.

L’idea è quella di offrire un racconto che non si fermi alla superficie. Il film attraversa luoghi, simboli e memorie di una città antica, costruendo un percorso che unisce immagini, testimonianze e approfondimento. Taranto viene osservata nella sua doppia dimensione: quella storica, legata alle origini spartane e al patrimonio culturale, e quella naturale, legata invece a un ecosistema marino delicato e poco conosciuto fuori dal territorio.

Il docufilm nasce dalla collaborazione tra Giuseppe Carucci e Giuseppe Bosin, autori di una scrittura che punta a tenere insieme rigore e coinvolgimento visivo. L’obiettivo non è proporre un semplice documentario informativo, ma dare forma a un racconto capace di accompagnare lo spettatore dentro l’identità della città.

Docufilm sui due mari di Taranto tra memoria e racconto

A dare continuità alla narrazione è l’attrice Ilaria Zoe Antonello, presenza che nel film diventa collegamento tra passato e presente. La sua voce guida il racconto attraverso richiami storici, frammenti di memoria e passaggi che aiutano a leggere Taranto come una città complessa, segnata da una lunga stratificazione culturale.

Il lavoro dedica spazio anche ad alcuni aspetti che definiscono in modo concreto la tarentinità. Tra questi c’è la tradizione della mitilicoltura, attività storica che continua a rappresentare un elemento importante per il territorio. Il riferimento ai mitili non è solo economico o produttivo, ma anche culturale, perché racconta un legame antico tra comunità e mare.

Un altro tema centrale è quello dei citri, le sorgenti di acqua dolce sottomarine che rendono particolare soprattutto l’ecosistema del Mar Piccolo. Sono caratteristiche ambientali che spiegano l’unicità di Taranto e che nel film diventano parte di una riflessione più ampia sulla necessità di conoscere meglio il patrimonio naturale locale.

Fondali, biodiversità e tutela del mare

La parte più immersiva del progetto è affidata ad Alessia Zecchini, campionessa mondiale di apnea, che accompagna lo spettatore nei fondali dei mari di Taranto. Il viaggio subacqueo mostra praterie di posidonia, cavallucci marini e habitat nascosti che restituiscono l’immagine di una biodiversità ricca e fragile.

In questa scelta visiva sta uno dei punti più forti del lavoro. Il docufilm sui due mari di Taranto non punta soltanto a mostrare scorci suggestivi, ma prova a spiegare perché questo ecosistema abbia bisogno di attenzione e tutela. Le immagini si alternano così agli interventi di esperti e studiosi, chiamati a offrire strumenti utili per comprendere meglio il valore ambientale del territorio.

La nuova opera di Carucci conferma anche il rapporto di collaborazione con Clickom, già consolidato in precedenti esperienze. Il progetto si presenta come un racconto corale che prova a spostare lo sguardo su una Taranto diversa, letta attraverso il mare, la cultura e i suoi equilibri più delicati.

Il risultato atteso è un film capace di riportare al centro una domanda concreta: quanto conosciamo davvero la città dei due mari e ciò che custodisce, sopra e sotto la superficie. In questo senso, il docufilm sui due mari di Taranto si propone come uno strumento di racconto, ma anche come occasione per rileggere il territorio con maggiore consapevolezza.

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