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Taranto, ANPPIA chiede parte civile e lutto cittadino per Bakary Sako

Dopo la manifestazione del 14 maggio in Piazza Fontana, l’associazione sollecita il Comune a prendere posizione nel procedimento per l’omicidio del bracciante maliano.

L’omicidio di Bakary Sako a Taranto continua a interrogare la città. ANPPIA Taranto chiede al Comune di costituirsi parte civile nel procedimento penale e di valutare la proclamazione del lutto cittadino per il bracciante maliano ucciso in Piazza Fontana mentre si preparava ad andare al lavoro.

La richiesta arriva dopo la manifestazione del 14 maggio, promossa da Babele, Mediterranea Saving Humans, Libera contro le mafie e dalla Comunità africana di Taranto e Provincia APS. In piazza si sono ritrovati cittadini, associazioni e sindacati per ricordare Sako e chiedere giustizia. Secondo le cronache locali, al presidio hanno partecipato centinaia di persone, in alcuni resoconti oltre 1.500.

Omicidio di Bakary Sako a Taranto, la richiesta al Comune

Per ANPPIA, le istituzioni locali devono assumere una posizione chiara. L’associazione chiede che Palazzo di Città sia presente nel procedimento come parte civile e che venga valutato il lutto cittadino, richiamando quanto già avvenuto nei Comuni di Lecce e Pulsano.

Bakary Sako, 35 anni, originario del Mali, lavorava come bracciante. È stato ucciso all’alba del 9 maggio in Piazza Fontana, nella Città vecchia di Taranto. Le indagini hanno portato al fermo di più persone, tra cui minorenni, con accuse legate all’omicidio volontario aggravato dai futili motivi.

La sicurezza non può fermarsi agli appelli

ANPPIA lega la vicenda anche al tema della tutela dei lavoratori più fragili. Sako, come molti braccianti agricoli, raggiungeva la zona della stazione nelle prime ore del mattino per poi spostarsi verso le campagne.

Secondo l’associazione, parlare di sicurezza significa anche garantire servizi sociali presenti nei quartieri, ascolto delle fragilità, percorsi di convivenza e strumenti concreti contro marginalità e violenza.

La morte di Bakary Sako non viene quindi letta come un episodio isolato. La richiesta è che la città non archivi il fatto come semplice cronaca nera, ma lo affronti come una ferita pubblica. Da qui l’appello al Comune: stare nel processo, accanto alla comunità, e riconoscere con un gesto istituzionale il peso di quanto accaduto.

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