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Arsenale di Taranto, 1.428 unità non bastano

Il fabbisogno indicato nello schema di decreto ministeriale viene giudicato insufficiente. Chiesto un piano di nuove assunzioni civili e militari per garantire continuità produttiva e occupazionale.

La Vertenza Arsenale Taranto torna al centro del confronto istituzionale. Il fabbisogno di personale fissato a 1.428 unità per l’Arsenale Militare Marittimo di Taranto, previsto nello schema di decreto ministeriale, viene considerato un passo non sufficiente per rispondere alle esigenze dello stabilimento e del territorio.

Il nodo riguarda soprattutto la tenuta occupazionale e la capacità produttiva della struttura, considerata un presidio strategico per la Marina Militare e per l’economia ionica. L’Arsenale rappresenta da anni un punto di riferimento per competenze tecniche, infrastrutture e attività legate al comparto Difesa. Proprio per questo, secondo la posizione espressa, il potenziamento non può limitarsi alla definizione numerica del fabbisogno.

Vertenza Arsenale Taranto, chieste nuove assunzioni

La richiesta è di andare oltre le 1.428 unità indicate e avviare un piano strutturale di assunzioni, sia civili sia militari. L’obiettivo è garantire continuità alle attività della Marina Militare a Taranto e rafforzare un settore capace di generare lavoro stabile.

Il tema assume un peso particolare in una città segnata da crisi industriali prolungate. In questo contesto, il comparto Difesa viene indicato come una leva concreta per sostenere occupazione qualificata e prospettive di sviluppo. La necessità di un intervento viene quindi collegata non solo alle esigenze interne dell’Arsenale, ma anche alla situazione economica e sociale del territorio.

Appello al Governo e ai parlamentari ionici

L’appello è rivolto al ministro della Difesa Guido Crosetto, affinché vengano individuate soluzioni condivise e più incisive. La richiesta è quella di restituire a Taranto un ruolo centrale nel sistema nazionale della Difesa, anche attraverso un rafforzamento reale degli organici.

Il messaggio viene esteso alle istituzioni, alle forze politiche e in particolare ai parlamentari ionici, chiamati a seguire direttamente l’iter del provvedimento e a intervenire con atti concreti.

La partita, dunque, resta aperta. Il decreto sul fabbisogno del personale viene letto come un passaggio importante, ma non conclusivo. Per l’Arsenale di Taranto, la richiesta è chiara: servono più personale, programmazione e scelte capaci di incidere sulla continuità produttiva e sul futuro occupazionale della città.

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