Home / Politica / Tributo 630, Vietri attacca: “Va sospeso finché i servizi non vengono garantiti”

Tributo 630, Vietri attacca: “Va sospeso finché i servizi non vengono garantiti”

In Commissione Agricoltura il consigliere regionale di Fratelli d’Italia chiede lo stop alla riscossione del contributo dei Consorzi di Bonifica: “Gli agricoltori non possono pagare senza benefici reali”

Il Tributo 630 in Puglia torna al centro del confronto politico regionale. In IV Commissione Agricoltura, il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Giampaolo Vietri ha chiesto la sospensione della riscossione del contributo fino a quando i Consorzi di Bonifica non saranno in grado di assicurare agli agricoltori i servizi previsti e i benefici diretti collegati al pagamento.

La presa di posizione arriva in una fase in cui il tema continua a dividere istituzioni e imprese agricole. Secondo Vietri, il tributo viene richiesto da anni anche in situazioni in cui i proprietari dei terreni non avrebbero ricevuto interventi concreti di manutenzione o vantaggi effettivi legati all’attività dei consorzi. Per questo il consigliere ha definito il contributo una misura ingiusta, spingendosi a parlare di una forma di “pizzo legalizzato”.

Nel suo intervento, l’esponente di Fratelli d’Italia ha sostenuto che la questione si trascina da oltre un decennio e che, nel frattempo, molti agricoltori si sono trovati costretti a difendersi davanti ai giudici per contestare le richieste di pagamento. Una situazione che, a suo dire, avrebbe aggravato il rapporto tra il mondo agricolo e la Regione, in un momento già segnato dall’aumento dei costi di produzione e dagli effetti della crisi climatica sulle aziende del settore.

Tributo 630 in Puglia, il nodo dei benefici effettivi

Al centro della contestazione c’è il principio secondo cui il tributo non può essere richiesto soltanto perché un terreno ricade nel perimetro consortile. Vietri richiama infatti il filone giurisprudenziale consolidato dalla Cassazione, secondo il quale per legittimare la riscossione deve esistere un vantaggio concreto e diretto per il fondo interessato.

In sostanza, la presenza del terreno nell’area di competenza del Consorzio non sarebbe da sola sufficiente a giustificare il pagamento. Se il contribuente contesta il beneficio e lo fa con documentazione a supporto, spetterebbe al Consorzio dimostrare che quel vantaggio sia stato realmente prodotto. È proprio su questo punto che si concentra la richiesta politica avanzata in Commissione: fermare la riscossione fino a quando non vi sarà una corrispondenza chiara tra il tributo richiesto e i servizi resi.

La richiesta di Fratelli d’Italia alla Regione

Per Fratelli d’Italia, la Regione dovrebbe prendere atto del malcontento diffuso e intervenire prima sul funzionamento dei Consorzi di Bonifica, rendendoli pienamente efficienti, e solo dopo pretendere il pagamento del contributo. Vietri sostiene che il problema non sia soltanto giuridico, ma anche politico e amministrativo, perché avrebbe incrinato il rapporto di fiducia tra ente pubblico e operatori agricoli.

Nel suo affondo, il consigliere regionale ha accusato la Regione di aver gestito male per anni il sistema della bonifica, trasformando un contributo legato ai servizi in un peso percepito come ingiusto da molte aziende. Da qui la richiesta di sospensione del tributo fino a una riorganizzazione capace di garantire manutenzione, efficienza e benefici verificabili.

Il tema del Tributo 630 in Puglia resta quindi aperto, sia sul piano istituzionale sia su quello giudiziario. La discussione in Commissione Agricoltura riporta in primo piano una questione che da anni coinvolge il comparto agricolo pugliese e che continua a produrre tensioni tra contribuenti, Consorzi di Bonifica e Regione. Sul tavolo resta una domanda precisa: se i servizi non arrivano, può davvero essere chiesto il pagamento del contributo?

Tag:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *