Il vicepresidente del M5S contesta i continui slittamenti annunciati dal ministro sulla cessione dell’acciaieria. Restano aperti i nodi su lavoro, investimenti e ambiente.
La crisi ex Ilva Taranto torna al centro dello scontro politico. A rilanciare le critiche è il senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle, che accusa il ministro delle Imprese Adolfo Urso di aver annunciato per mesi soluzioni mai concretizzate sulla cessione dello stabilimento.
Secondo Turco, il governo continua a indicare nuove scadenze senza offrire certezze reali sul futuro dell’ex Ilva. Il senatore parla di una sequenza di promesse rinviate, mentre Taranto resta in attesa di risposte su occupazione, tenuta industriale e garanzie ambientali.
Crisi ex Ilva Taranto, l’attacco di Turco
Nel mirino del vicepresidente M5S ci sono le date indicate negli ultimi mesi dal ministro Urso. Turco ricorda che il 20 marzo 2025 era stata annunciata la trattativa esclusiva con il consorzio azero per la cessione dell’ex Ilva. Dopo il fallimento di quel negoziato, il 18 dicembre 2025 era stata prospettata la chiusura dell’operazione con il fondo americano Flacks entro gennaio 2026.
Un nuovo termine era stato poi indicato il 4 marzo 2026, quando si parlava di una conclusione nel giro di tre settimane. L’ultimo rinvio, secondo quanto riferito da Turco, sposta ora la scadenza alla fine di aprile.
Per l’esponente pentastellato, il problema non è soltanto il susseguirsi delle date. Il punto centrale è che, a oggi, mancherebbero ancora garanzie precise sui contenuti dell’operazione e sulle ricadute concrete per il territorio.
I nodi aperti della crisi ex Ilva Taranto
La vertenza resta infatti appesa a questioni decisive. Turco richiama l’attenzione sulle coperture finanziarie, sulla tenuta del piano industriale, sulla difesa dei livelli occupazionali e sulla compatibilità ambientale del progetto.
Si tratta di aspetti che da anni accompagnano la vicenda dell’acciaieria di Taranto e che continuano a pesare sul confronto pubblico. Attorno all’ex Ilva non c’è solo una trattativa societaria, ma una partita che riguarda migliaia di lavoratori, l’economia del territorio e una parte importante del sistema industriale nazionale.
Nella sua dichiarazione, Turco sostiene che il governo Meloni stia continuando a presentare come vicina una soluzione che, nei fatti, viene rinviata di volta in volta. Da qui la richiesta di maggiore trasparenza e di una linea chiara su una crisi che, secondo il M5S, non può essere gestita a colpi di annunci.
La pressione politica resta quindi alta, mentre a Taranto l’attesa continua. La sensazione, sul piano istituzionale e sociale, è che il tempo delle comunicazioni non basti più. Sulla crisi ex Ilva Taranto servono passaggi concreti, perché il nodo non riguarda solo il destino di uno stabilimento, ma quello di un intero territorio.










