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Taranto Capitale del Mare: Confartigianato sostiene la candidatura e chiede un cambio di passo

Porto di Taranto al centro della candidatura Taranto Capitale del Mare per la Blue Economy

Taranto Capitale del Mare entra nel dibattito pubblico con un sostegno netto da parte di Confartigianato Imprese Taranto. L’associazione esprime “pieno e convinto” appoggio alla candidatura promossa dall’Amministrazione comunale e rilancia un’idea precisa: Taranto non è soltanto una città affacciata sul mare, ma una città costruita sul mare. E proprio per questo, secondo Confartigianato, il mare deve smettere di essere uno sfondo e diventare una leva reale di sviluppo, lavoro e diversificazione economica.

Il punto di partenza è tanto semplice quanto, per anni, trascurato. La presenza di due mari che convivono dentro lo spazio urbano rappresenta una condizione rara, che potrebbe sostenere economia e occupazione. Eppure, viene osservata più che attraversata: evocata e raccontata, ma raramente trasformata in valore aggiunto. Il risultato, evidenzia Confartigianato, è una città che dispone di una dotazione naturale e infrastrutturale straordinaria, ma che finora ha prodotto risultati inferiori alle proprie possibilità.

L’esempio più evidente è il porto. Una grande infrastruttura che oggi appare sottoutilizzata e priva di una strategia capace di attrarre traffici, servizi e investimenti, con ricadute concrete sull’indotto locale. Nel tempo, ricorda l’associazione, l’utilizzo del mare è stato soprattutto intensivo da parte della Marina Militare, spesso con modalità invasive, creando un’asimmetria che racconta una verità scomoda: Taranto ha il mare, ma non lo impiega come asse strutturale di sviluppo economico.

Lo stesso ragionamento vale per la filiera ittica. Pesca e mitilicoltura restano parti essenziali dell’identità tarantina, ma continuano a fermarsi alla fase primaria. Senza trasformazione, lavorazione e valorizzazione commerciale, il mare produce reddito minimo e occupazione fragile. In pratica, si estrae materia prima rinunciando al valore aggiunto, che finisce per essere generato altrove.

In questo scenario, Confartigianato collega la candidatura Taranto Capitale del Mare a una possibile fase nuova, centrata sulla Blue Economy. Una definizione che, per l’associazione, non riguarda un solo settore ma un ventaglio ampio: turismo costiero e nautico, servizi portuali, artigianato tecnico specializzato, manutenzione, filiere produttive, formazione e innovazione. Ambiti in cui la piccola impresa può essere protagonista, ma solo se messa nelle condizioni di operare.

Le competenze e il know-how, sottolinea Confartigianato, ci sono. Esistono anche strumenti finanziari considerati disponibili e rilevanti. Quello che è mancato finora è la capacità di trasformare queste risorse in una strategia coerente, programmata e attuata in modo concreto e misurabile. Senza una regia, avverte l’associazione, anche il mare più vivo rischia di restare “acqua stagnante”.

Per questo viene richiesto un confronto serio con politica e amministratori. Molte decisioni necessarie, secondo Confartigianato, mancano da decenni e oggi serve un netto cambio di passo. La candidatura Taranto Capitale del Mare, nelle intenzioni dell’associazione, dovrebbe aprire un percorso fatto di azioni chiare e verificabili, capace di ricomporre finalmente il rapporto tra città e mare.

Taranto Capitale del Mare e la sfida della Blue Economy

Per Confartigianato, sostenere Taranto Capitale del Mare significa assumersi una responsabilità precisa: trasformare una risorsa naturale in lavoro stabile, imprese competitive e prospettive durature. L’associazione afferma di essere pronta a fare la propria parte, mettendo in campo competenze, proposte e la forza delle piccole imprese del territorio. Il messaggio finale è una sintesi efficace della posizione espressa: Taranto ha il mare, ora deve dimostrare di saperlo navigare.

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