L’associazione torna sul progetto al Molo Polisettoriale: “La città deve conoscere benefici, rischi e impatti prima di subire un’altra scelta decisiva”.
Il rigassificatore Taranto torna al centro del dibattito dopo la riapertura della procedura per l’impianto previsto al Molo Polisettoriale. Confartigianato Taranto interviene chiedendo un confronto pubblico più ampio su un’opera che, secondo l’associazione, può incidere in modo significativo sul futuro economico, portuale e sociale della città.
Il progetto riguarda un impianto fisso a terra per la gestione di gas naturale liquefatto, con una capacità indicata fino a 12 miliardi di metri cubi. Una dimensione che, per Confartigianato, rende necessario un chiarimento pubblico su effetti, vincoli e ricadute per il territorio.
Il nodo del rigassificatore Taranto
La posizione dell’associazione non si limita a una valutazione tecnica dell’infrastruttura. Il punto centrale è il metodo con cui Taranto sta affrontando una scelta ritenuta strategica. Confartigianato evidenzia la debolezza del confronto cittadino e chiede che il tema non resti confinato agli addetti ai lavori.
Secondo l’organizzazione, la città deve poter discutere apertamente del rapporto tra nuova industria, porto, ambiente, sviluppo economico e qualità della vita. Il richiamo è rivolto alle istituzioni, ai corpi intermedi, al mondo produttivo, alla scuola, alla cultura e alla formazione.
Sviluppo economico e scelte industriali
Il tema si inserisce in una questione più ampia: quale modello di sviluppo immaginare per Taranto. Da anni si parla di diversificazione economica, turismo, mare, cultura, cantieristica, servizi, portualità e piccola impresa. Per Confartigianato, l’ipotesi di una nuova grande infrastruttura industriale impone una verifica di coerenza con questo percorso.
L’associazione non esclude il confronto tra posizioni diverse. C’è chi considera il rigassificatore utile alla decarbonizzazione e al rilancio dell’ex Ilva, e chi lo ritiene poco compatibile con una transizione economica più equilibrata. Proprio per questo, sostiene Confartigianato, la discussione deve essere pubblica, documentata e comprensibile.
La richiesta riguarda anche gli atti e le posizioni ufficiali. L’associazione chiede di conoscere valutazioni e motivazioni di Governo, Parlamento, Regione Puglia, Provincia, Comune ed enti coinvolti. I cittadini, secondo Confartigianato, devono sapere quali benefici sono attesi, quali rischi vengono considerati, quali sacrifici sarebbero richiesti al territorio e quali impatti potrebbero esserci sul porto e sulle future opportunità di sviluppo.
La vicenda non riguarda solo il porto o Lido Azzurro. Per Confartigianato riguarda tutta Taranto, perché tocca il rapporto tra decisioni pubbliche, partecipazione e fiducia della comunità nella possibilità di incidere sul proprio futuro.
La chiusura dell’associazione è un invito alla responsabilità: discutere prima che le scelte diventino irreversibili. Non per alimentare contrapposizioni, ma per evitare che una decisione di grande peso venga percepita come l’ennesima scelta calata dall’alto.










