La delibera comunale prevede contributi dopo il pagamento delle rette. Battista chiede chiarimenti a Bitetti e Lincesso sul rischio esclusione per i nuclei più fragili.
Il Comune di Taranto aderisce al finanziamento nazionale per i centri estivi 2026, ma la modalità scelta apre un caso politico. La delibera di Giunta n. 170 del 14 maggio prevede contributi economici a rimborso delle spese sostenute dalle famiglie per i minori tra 3 e 14 anni che frequenteranno attività socioeducative e centri estivi sul territorio comunale.
Il punto contestato è proprio questo: le famiglie dovranno prima pagare la retta e solo dopo chiedere il rimborso. Una formula che, secondo Francesco Battista di Futuro Nazionale Taranto, rischia di tagliare fuori chi non ha liquidità immediata.
Campus estivi a Taranto, cosa prevede la delibera
L’atto fissa un tetto Isee di 25mila euro per accedere al contributo. Il rimborso massimo previsto è di 400 euro per ciascun minore, ridotto se la retta effettiva è inferiore. Per i minori con disabilità il limite sale a 800 euro, anche in questo caso commisurato al costo realmente sostenuto.
La delibera prevede inoltre due graduatorie distinte, una ordinaria e una dedicata ai minori con disabilità. La procedura sarà digitalizzata e l’avviso pubblico sarà predisposto dalla Direzione Servizi Sociali, Politiche abitative e Pianificazione strategica.
Il rischio per le famiglie senza liquidità
La critica riguarda l’effetto concreto della misura. In una città dove molte famiglie vivono situazioni di disagio economico, anticipare centinaia di euro può essere impossibile. Il rimborso, anche se previsto, potrebbe arrivare troppo tardi per chi non riesce a sostenere la spesa iniziale.
Battista chiede quindi al sindaco Pietro Bitetti e all’assessora ai Servizi Sociali Sabrina Lincesso di chiarire se il pagamento anticipato sarà obbligatorio per tutti o se saranno previste eccezioni per le fasce Isee più basse.
Il tema non è solo amministrativo. I centri estivi rappresentano un supporto concreto per i genitori che lavorano, ma anche un’occasione educativa e di socializzazione per i bambini. Se l’accesso dipende dalla capacità di anticipare la retta, il beneficio rischia di raggiungere prima le famiglie più stabili economicamente.
Battista sollecita l’amministrazione a valutare forme alternative, come il pagamento diretto ai gestori o anticipazioni per i nuclei più fragili. La richiesta è di intervenire prima della pubblicazione dell’avviso pubblico, così da evitare che una misura pensata per sostenere i minori diventi di fatto poco accessibile proprio a chi ne avrebbe maggiore bisogno.









