Il decreto ministeriale mantiene il fabbisogno a 1.428 unità, ma oggi i dipendenti in servizio sono circa 800. Maldarizzi: “Non bastano i numeri sulla carta”
L’Arsenale di Taranto evita il taglio degli organici, ma per la UIL FP il problema resta aperto. Lo schema di Decreto Ministeriale che conferma un fabbisogno di 1.428 unità viene accolto positivamente dal sindacato, che però invita a non fermarsi al dato formale: la distanza tra la pianta organica prevista e il personale realmente in servizio resta ampia.

A sottolinearlo è il segretario generale della UIL FP Taranto, Giovanni Maldarizzi, che definisce il provvedimento un passaggio utile, ma ancora insufficiente a risolvere la situazione. Secondo il sindacato, all’interno dell’Arsenale lavorano oggi circa 800 dipendenti, vale a dire poco più della metà rispetto al fabbisogno fissato dal Ministero.
Per la UIL FP, il nodo non è più soltanto evitare ulteriori riduzioni, ma avviare in tempi rapidi un piano concreto di ingressi. I concorsi banditi negli ultimi anni, secondo Maldarizzi, non hanno prodotto risultati adeguati rispetto alle carenze esistenti. Da qui la richiesta di nuove assunzioni immediate, considerate indispensabili per garantire continuità operativa e prospettive occupazionali stabili in un territorio che continua a convivere con crisi industriali e riduzione delle opportunità di lavoro.
Arsenale di Taranto, il decreto non chiude la partita
Il sindacato riconosce che il mantenimento dell’attuale fabbisogno rappresenta un segnale politico importante. Tuttavia, insiste sul fatto che un organico definito sulla carta non basta se non viene riempito con personale effettivo. La questione, per la UIL FP, riguarda sia l’efficienza della struttura sia il futuro occupazionale del territorio tarantino.
Maldarizzi richiama anche il valore strategico del comparto Difesa per la città. In una fase in cui Taranto cerca nuovi equilibri produttivi, l’Arsenale e le attività collegate vengono indicati come uno dei pochi ambiti capaci di offrire lavoro stabile e qualificato. Per questo, aggiunge il sindacato, i posti autorizzati devono trasformarsi rapidamente in contratti reali.
Investimenti e carenze di personale
Un altro punto centrale riguarda gli investimenti in corso. La UIL FP ricorda che sono previsti oltre 60 milioni di euro per l’acquisizione di un nuovo bacino. Un intervento rilevante, che però rischia di perdere parte della sua efficacia se non sarà accompagnato da un piano parallelo di reclutamento e formazione.
La preoccupazione espressa dal sindacato è chiara: dotare l’Arsenale di nuove infrastrutture senza rafforzare gli organici significherebbe creare strutture avanzate senza personale sufficiente per gestirle. Per questo la UIL FP chiede al Ministero della Difesa e agli enti locali di lavorare affinché gli investimenti producano effetti diretti anche sul fronte dell’occupazione.
La vertenza, inoltre, non riguarda soltanto l’Arsenale. Le criticità, spiega il sindacato, investono più in generale gli enti del comparto Difesa presenti sul territorio cittadino. Nell’area operativa e nella nuova base navale, a fronte di una dotazione prevista di 550 unità, il personale in servizio sarebbe sceso sotto quota 330, con una scopertura superiore al 40 per cento.
Il quadro delineato dalla UIL FP mette insieme due esigenze: da una parte garantire la piena funzionalità delle strutture, dall’altra tutelare condizioni di lavoro ritenute sempre più difficili. Per il sindacato, sicurezza operativa e dignità professionale non possono essere considerate elementi secondari.
Da qui l’annuncio di una linea di pressione costante nei confronti delle istituzioni. L’obiettivo resta quello di ottenere interventi rapidi e misurabili, evitando che il decreto si trasformi in un risultato solo formale. Per la UIL FP, il passaggio decisivo comincia adesso: tradurre il mantenimento degli organici in assunzioni vere per l’Arsenale di Taranto e per l’intero comparto Difesa locale.









