Home / Senza categoria / Cassa integrazione Puglia 2025: Taranto oltre il 50% delle ore

Cassa integrazione Puglia 2025: Taranto oltre il 50% delle ore

Interrogazione ai ministri Urso e Calderone: nel 2025 autorizzate 30,3 milioni di ore. Taranto a quota 16 milioni, 14,5 straordinarie.

Nel 2025 in Puglia sono state autorizzate complessivamente 30.285.074 ore di cassa integrazione. Il dato arriva dall’Osservatorio CIG dell’INPS ed è stato rilanciato in queste ore nel dibattito politico e sindacale.

A richiamare l’attenzione sui numeri è il senatore Mario Turco (Movimento 5 Stelle), che riferisce di aver depositato un’interrogazione ai ministri delle Imprese e del Made in Italy e del Lavoro.

Secondo quanto riportato, il quadro resta “strutturalmente” critico. Le ore autorizzate nel 2025 risulterebbero superiori di circa il 30% rispetto al 2023 e solo leggermente inferiori al totale 2024.

Un elemento centrale riguarda la tipologia di ammortizzatore. Delle oltre 30 milioni di ore, circa 22 milioni sarebbero riconducibili alla cassa integrazione straordinaria. Un indicatore che, in genere, si associa a crisi aziendali complesse e non a flessioni temporanee.

Taranto concentra metà delle ore autorizzate in Puglia

Il dato più pesante riguarda la provincia di Taranto. Qui si concentrerebbero oltre 16 milioni di ore autorizzate, di cui 14,5 milioni di straordinaria. In pratica, più della metà del totale regionale.

Dietro Taranto, la distribuzione provinciale indicata è la seguente: Bari circa 6 milioni, Lecce 4 milioni, Foggia 1,3 milioni, Brindisi 1,1 milioni e BAT 1 milione.

Turco collega il dato tarantino alla crisi industriale che da anni condiziona occupazione e filiere locali, citando in particolare il nodo dell’ex Ilva. Su questo fronte, la richiesta politica è che il Governo indichi una strategia industriale e strumenti per la riconversione.

Nel comunicato sindacale, la CGIL Puglia sottolinea che l’aumento del ricorso alla CIG nel tempo è un segnale di sofferenza persistente, con ricadute che non riguardano solo i lavoratori direttamente coinvolti ma anche l’indotto.

Cosa chiede l’interrogazione e quali effetti può avere

Secondo la ricostruzione pubblicata, l’interrogazione punta a sapere se esistano progetti di riconversione industriale, riqualificazione e reimpiego del personale in Puglia. L’obiettivo dichiarato è ridurre un ricorso che viene descritto come “elevato” e non episodico.

Sui tempi, però, va fatta una distinzione netta. Il deposito di un’interrogazione non produce effetti immediati su aziende o lavoratori. Potrebbe aprire un canale formale di risposta e, se seguito da atti successivi, contribuire a mettere pressione politica su tavoli ministeriali e regionali.

Resta inoltre il tema della lettura dei numeri. Le “ore autorizzate” non coincidono sempre con le ore effettivamente utilizzate, ma indicano comunque il livello di ricorso previsto e approvato. Per questo il dato è spesso usato come termometro della tensione in settori e territori.

In attesa di eventuali risposte ministeriali, il punto locale più sensibile resta Taranto. Qui la concentrazione delle ore autorizzate segnala una dipendenza forte dagli ammortizzatori, che rischia di riflettersi su consumi, redditi e prospettive occupazionali.

Tag:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *