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Pet therapy nel carcere di Taranto: detenuti coinvolti nel recupero dei cani

Presentati i risultati del progetto avviato nella Casa circondariale “Carmelo Magli”: percorsi terapeutici e formazione professionale per i detenuti con fragilità psichiche

La pet therapy entra stabilmente nella Casa circondariale “Carmelo Magli” di Taranto con un progetto dedicato ai detenuti affetti da disagio o fragilità psichica. I risultati dell’iniziativa sono stati illustrati durante una conferenza stampa che si è svolta all’interno dell’istituto penitenziario, alla presenza di rappresentanti delle istituzioni, della sanità e del terzo settore.

Il percorso è nato dalla collaborazione tra Confcooperative Taranto, Direzione della Casa circondariale, Dipartimento di Salute Mentale della Asl Taranto e WWF Taranto, soggetto autorizzato allo svolgimento delle attività assistite con animali.

Le attività sono partite nel febbraio 2024 dopo la firma di un protocollo d’intesa e hanno coinvolto detenuti seguiti dai servizi sanitari interni al carcere. Durante gli incontri sono stati utilizzati cani di piccola taglia all’interno di programmi terapeutici personalizzati definiti dal personale sanitario.

Nel corso della presentazione sono intervenuti, tra gli altri, il direttore del carcere Luciano Mellone, il segretario generale di Confcooperative Taranto Carlo Martello, il presidente del WWF Taranto Giovanni De Vincetiis, il componente dell’equipe psichiatrica intramuraria Ninni Monica e il garante regionale dei detenuti Pietro Rossi.

Presenti anche rappresentanti delle istituzioni locali e regionali, tra cui il sindaco di Taranto Piero Bitetti, la consigliera regionale Annagrazia Angolano e l’assessore comunale ai Servizi sociali Sabrina Lincesso.

La pet therapy nel carcere di Taranto

Il progetto punta a utilizzare la relazione con gli animali come supporto terapeutico e strumento educativo. L’obiettivo non è soltanto migliorare il benessere psicologico dei detenuti, ma anche favorire percorsi di responsabilizzazione e reinserimento sociale.

Secondo i promotori dell’iniziativa, il beneficio nasce dalla qualità della relazione instaurata tra persona e animale. Non si tratta quindi di una semplice presenza del cane durante le attività, ma di un lavoro costruito sulla comunicazione, sul rispetto reciproco e sulla gestione delle emozioni.

Le sedute di Educazione Assistita con Animali hanno alternato momenti pratici e lezioni teoriche. Ai detenuti sono state fornite nozioni di educazione cinofila, fisiologia del cane, alimentazione, gestione comportamentale e tecniche di primo soccorso veterinario.

Accanto all’aspetto terapeutico, il progetto ha introdotto anche un percorso formativo con possibili sbocchi lavorativi. L’idea è quella di preparare alcuni detenuti alla figura di operatore di pet therapy o di addetto nei canili, competenze che potrebbero risultare utili una volta terminata la pena.

Formazione e recupero dei cani randagi

La fase successiva del progetto guarda anche al recupero degli animali ospitati nei canili sanitari. Dopo un periodo di formazione, alcuni detenuti potranno partecipare ai percorsi di rieducazione dei cani destinati successivamente all’adozione.

Un’attività che unisce finalità sociali e recupero degli animali, con un impatto che potrebbe estendersi oltre il carcere. Lavorare con i cani, infatti, richiede collaborazione, capacità di ascolto e gestione delle relazioni, aspetti considerati centrali nei percorsi di reinserimento.

Per gli organizzatori il progetto rappresenta anche un modello alternativo di supporto terapeutico, capace di ridurre l’eccessiva medicalizzazione e di affiancare i tradizionali percorsi sanitari con attività relazionali concrete.

L’esperienza avviata nella Casa circondariale di Taranto potrebbe ora diventare un riferimento anche per altri istituti penitenziari pugliesi interessati a sviluppare programmi simili.

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