Taranto, il futuro della Marina Militare a Taranto entra in una fase decisiva. A pesare saranno le scelte del Comitato strategico nominato dal ministro Guido Crosetto per la riforma delle Forze Armate. Lo sostiene Massimo Ferri del Coordinamento nazionale Cisl Fp Difesa. Secondo Ferri, il territorio deve seguire da vicino ogni passaggio.

Il sindacato ricorda anche la tempistica prevista. Entro marzo il piano dovrebbe arrivare al Consiglio dei Ministri. Poi il Governo lo presenterà in Parlamento. Da quel momento la discussione diventerà pubblica e politica.
Il Comitato strategico e il ruolo dei lavoratori civili
La Cisl Fp Difesa guarda con favore a un punto. Le Forze Armate parteciperanno alle fasi di analisi e di elaborazione del disegno di legge. Il ministro, inoltre, avrebbe indicato un coinvolgimento anche durante l’iter parlamentare. Ferri chiede che lo stesso spazio venga dato al personale civile della Difesa.
Il Coordinamento nazionale ha già chiesto al ministro Crosetto di sostenere questo confronto. Il sindacato vuole la partecipazione delle rappresentanze civili nella scrittura della riforma. Per Ferri sarebbe difficile spiegare l’esclusione dei civili. Negli anni, infatti, la componente civile è stata definita essenziale.
Perché la soglia dei 30.000 civili è centrale
Cisl Fp Difesa indica un obiettivo preciso: almeno 30.000 dipendenti civili in tutta Italia. Ferri chiede coerenza ai componenti del Comitato strategico. La richiesta parte dai vertici degli Stati Maggiori. Il sindacato sostiene che questo numero serve per far funzionare davvero la macchina della Difesa.
Oggi l’organico previsto a livello nazionale è fermo a 20.000 unità. La Cisl lo collega alla legge 244/12 e lo considera troppo basso. Ferri parla anche di un confronto sfavorevole con altri Paesi europei. A pesare, però, è soprattutto la distanza tra teoria e realtà.
I numeri delle presenze e l’impatto su costi e controllo
Secondo quanto riporta il sindacato, le presenze effettive oggi sono 16.300. Di queste, circa 6.000 sono ex militari transitati per motivi di salute. Ferri osserva che non sempre risultano pienamente impiegabili. Questo riduce ulteriormente la forza lavoro disponibile.
Per la Cisl Fp Difesa le conseguenze ricadono sulle attività quotidiane. L’amministrazione, la manutenzione e la logistica richiedono personale stabile. Anche le funzioni tecniche e gli stabilimenti industriali ne risentono. Quando mancano civili, il lavoro passa ai militari o ai privati. Ferri sostiene che così aumentano i costi. A suo giudizio si riduce anche il controllo diretto su strutture e infrastrutture sensibili.
Taranto e Brindisi chiedono attenzione nella riforma
Ferri chiama in causa anche le istituzioni locali. Dove esistono insediamenti della Difesa, l’impatto economico è forte. Taranto e Brindisi, secondo il sindacato, devono farsi sentire ora. In questa fase si definiscono anche gli organici e le ricadute territoriali.
Per la Cisl Fp Difesa, la soglia dei 30.000 civili serve anche al Mezzogiorno. Ferri cita un obiettivo specifico: riportare sul territorio ionico e su Brindisi 3.000 lavoratori. Erano previsti dalla precedente tabella organica. Oggi, però, non risultano presenti. La riforma può cambiare lo scenario. E può incidere su lavoro, servizi e filiere collegate alla Difesa.










