Nuovo rinvio per l’attivazione della struttura: il primo paziente potrebbe entrare solo nel primo trimestre 2028. Battista chiede tempi certi e responsabilità chiare.
L’Ospedale San Cataldo di Taranto rischia di restare ancora chiuso ai pazienti per quasi due anni. L’ultima previsione emersa in sede regionale indica l’attivazione della struttura nel primo trimestre del 2028, dopo una lunga serie di scadenze rinviate e annunci rimasti senza effetti concreti.
La questione torna al centro del confronto politico dopo l’intervento di Francesco Battista, esponente di Futuro Nazionale Taranto, che parla di “anni di ritardi, promesse disattese e cittadini ancora in attesa”. La nuova struttura, considerata strategica per la sanità ionica, continua così a rappresentare un nodo irrisolto per il territorio.
Ospedale San Cataldo di Taranto, apertura ancora lontana
Secondo quanto emerso nelle ultime comunicazioni tecniche, l’ospedale dovrebbe essere pronto a fine 2027, con l’ingresso dei primi pazienti previsto nel primo trimestre del 2028. La struttura è indicata come un presidio da 723 posti letto e 19 sale operatorie.
Per Battista, il punto non è solo il nuovo slittamento, ma il peso complessivo di una vicenda che si trascina da anni. Nel frattempo, Taranto continua a fare i conti con liste d’attesa, carenze organizzative e strutture sanitarie sotto pressione.
La critica è rivolta alla Regione Puglia e alla gestione politica del percorso amministrativo. Battista richiama le responsabilità della giunta regionale guidata da Michele Emiliano e parla di “annunci, inaugurazioni simboliche e prime pietre” non seguiti da risultati definitivi.
La richiesta: cronoprogramma verificabile e tempi certi
Nel documento diffuso da Futuro Nazionale Taranto viene sollecitato un cronoprogramma reale, con passaggi verificabili e responsabilità individuabili sui ritardi accumulati. La richiesta riguarda anche l’amministrazione locale, accusata di non aver esercitato una pressione sufficiente per ottenere risposte rapide.
La partita del San Cataldo non riguarda soltanto il completamento di un’opera pubblica. In gioco c’è la riorganizzazione dell’assistenza sanitaria nell’area tarantina, con ricadute dirette su pazienti, personale e servizi ospedalieri.
Per questo, secondo Battista, non bastano più nuove previsioni. Servono date attendibili, risorse certe e un percorso pubblico di verifica. La chiusura del suo intervento è netta: la salute dei cittadini non può dipendere da rinvii continui né da una gestione percepita come inefficiente.

Futuro Nazionale Taranto









