Nelle motivazioni depositate il 20 luglio, i giudici descrivono l’aggressione avvenuta il 9 maggio in piazza Fontana come un’azione condivisa. Confermata la custodia cautelare per i due maggiorenni coinvolti.
Il gruppo che avrebbe aggredito e ucciso Bakari Sako avrebbe agito a Taranto attraverso «un’azione concordata, con assunzione di ruoli distinti».
È quanto emerge dalle motivazioni con cui il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per i due maggiorenni coinvolti nell’inchiesta insieme a quattro minorenni.
Il provvedimento, depositato lunedì 20 luglio 2026, ricostruisce quanto accaduto all’alba del 9 maggio in piazza Fontana, nel centro storico di Taranto.
La ricostruzione del Tribunale del Riesame
Secondo i giudici, l’aggressione non sarebbe stata il risultato di iniziative isolate, ma di un comportamento condiviso e consapevole da parte di tutti i componenti del gruppo.
Nelle motivazioni si parla infatti di una «azione concordata» durante la quale i partecipanti avrebbero assunto ruoli distinti.
Il Tribunale del Riesame ha quindi confermato la permanenza in carcere dei due maggiorenni coinvolti nel procedimento.
La posizione dei quattro minorenni viene invece esaminata dalla giustizia minorile.
Bakari Sako sarebbe stato scambiato per un altro uomo
Dalla ricostruzione contenuta nel provvedimento emerge che Bakari Sako, bracciante di origine maliana, sarebbe stato scambiato per un altro migrante.
Quest’ultimo, poco prima dell’aggressione mortale, sarebbe stato fatto allontanare da un bar della zona.
Quando Sako sarebbe entrato nello stesso locale, il gruppo avrebbe ritenuto che fosse l’uomo coinvolto nel precedente episodio.
Da quel momento, secondo l’ipotesi ricostruita attraverso i filmati e gli altri elementi investigativi, sarebbe scattata una sorta di azione punitiva.
Le responsabilità ricostruite attraverso filmati e indagini
Le immagini acquisite dagli investigatori avrebbero consentito di ricostruire gli spostamenti e i comportamenti delle persone presenti durante l’aggressione.
Secondo quanto riportato nelle motivazioni, tutti avrebbero agito nella consapevolezza che l’accoltellamento di Bakari Sako fosse un fatto condiviso dal gruppo.
«Tutti – si legge nel provvedimento – agirono dimostrando che l’accoltellamento del Sako era un fatto comune che interessava la responsabilità di tutti e andava da tutti risolto».
Il passaggio rappresenta uno degli elementi centrali su cui i giudici hanno fondato la valutazione della responsabilità cautelare degli indagati.
L’omicidio avvenuto all’alba in piazza Fontana
Bakari Sako venne aggredito all’alba del 9 maggio 2026 in piazza Fontana, nel centro storico di Taranto.
Secondo la ricostruzione investigativa richiamata dal Riesame, l’uomo sarebbe stato coinvolto per errore nell’azione del gruppo e colpito durante l’aggressione.
Le motivazioni depositate il 20 luglio non rappresentano una sentenza definitiva sulla responsabilità degli indagati, ma spiegano le ragioni per cui il Tribunale ha ritenuto di confermare la misura cautelare nei confronti dei due maggiorenni.
Il procedimento giudiziario proseguirà nelle sedi competenti, dove saranno valutate le singole posizioni e gli ulteriori elementi raccolti durante le indagini.









