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Revisione strumento militare, il SIULM Marina boccia il decreto

Il sindacato critica il decreto legislativo n. 58 del 2026: “Non affronta organici, tutele familiari e specificità del personale operativo”.

La revisione strumento militare arriva in Gazzetta Ufficiale, ma il SIULM Marina non nasconde la propria contrarietà. Il Decreto legislativo 2 aprile 2026, n. 58, pubblicato nella G.U. n. 96 del 27 aprile 2026, entrerà in vigore il 12 maggio 2026.

Secondo il Sindacato Unitario Lavoratori Militari Marina, il provvedimento rappresenta un’occasione mancata. La norma interviene sulla revisione dello strumento militare nazionale, ma per il sindacato non risponde alle criticità segnalate dalle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari durante l’iter istituzionale.

Revisione strumento militare, le critiche del SIULM Marina

Il SIULM Marina contesta soprattutto il metodo. A suo giudizio, il testo non avrebbe valorizzato in modo adeguato il contributo delle rappresentanze del personale, nonostante audizioni e confronti nelle sedi parlamentari.

Il decreto incide su assetti, organici e modello organizzativo delle Forze Armate. Proprio per questo, secondo il sindacato, avrebbe dovuto affrontare con maggiore concretezza le condizioni di lavoro dei militari, partendo da chi opera ogni giorno a bordo, nelle sale operative e nei dispositivi nazionali e internazionali.

Tra i punti indicati dal SIULM Marina ci sono la carenza di personale nei ruoli dei sottufficiali e dei graduati, la difficoltà nel trattenere i volontari e la minore attrattività della carriera militare per le nuove generazioni.

Personale imbarcato e tutele familiari restano nodi aperti

Un altro tema riguarda il riconoscimento della specificità del personale imbarcato e operativo. Il sindacato chiede una maggiore valorizzazione economica e professionale per chi garantisce continuità operativa, anche su turnazioni H24 e in missioni lontane dalla sede di servizio.

Il SIULM Marina richiama inoltre le tutele familiari e sociali per il personale costretto a lunghi periodi lontano da casa. Il riferimento è anche agli equipaggi impiegati o destinati a missioni fuori area, con particolare attenzione agli scenari marittimi internazionali.

La revisione prevista dal decreto, nelle intenzioni del legislatore, si inserisce nel percorso di riorganizzazione del modello professionale delle Forze Armate. I dossier parlamentari indicano l’obiettivo di portare le dotazioni organiche complessive a 160.000 unità a decorrere dal 1° gennaio 2034.

Per il SIULM Marina, però, il rafforzamento della Difesa non può limitarsi ai numeri. La riforma, sostiene il sindacato, avrebbe dovuto partire dalla sostenibilità del servizio, dalla dignità professionale e dalla capacità dello Stato di rendere credibile la scelta di indossare l’uniforme.

La posizione del sindacato apre quindi un fronte di confronto sul futuro del personale militare. Il decreto è ormai pubblicato, ma le richieste delle rappresentanze restano sul tavolo: organici, riconoscimenti, tutele e qualità della vita saranno i punti su cui misurare gli effetti reali della riforma.

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