Il rigassificatore Taranto previsto al Molo Polisettoriale torna al centro del confronto. Legambiente chiede al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) di pubblicare documenti che oggi non risultano disponibili. L’associazione chiede anche nuovi termini per le osservazioni del pubblico, perché la scadenza attuale resta fissata al 4 marzo. Per Legambiente, senza atti completi non si può valutare davvero l’impatto dell’impianto.
Perché il rigassificatore Taranto riapre il tema dei rischi
Nella documentazione di accompagnamento del progetto si legge che “il contributo degli eventi di tipo tornado al rischio complessivo del Terminale” può essere considerato marginale. Legambiente contesta questa impostazione e invita a non ridurre il tema a un dettaglio tecnico. L’area, ricorda l’associazione, ha già vissuto un episodio grave.
Il 28 novembre 2012 un tornado ha colpito Taranto e il suo hinterland. La classificazione indicata è F3 nella scala Fujita, con venti tra 254 e 332 chilometri orari. L’evento causò un morto, 40 feriti e danni pesanti a Statte e nell’area industriale, compreso lo stabilimento siderurgico. Per Legambiente quel precedente pesa ancora, perché mostra cosa può accadere in pochi minuti.
L’associazione collega questo punto anche al quadro dei fenomeni estremi. Il cambiamento climatico, sostiene, può intensificare eventi meteo violenti. Nel 2025 in Italia si sarebbero registrati 376 eventi meteo estremi, con un aumento del 5,9% rispetto al 2024. Tra questi, 86 avrebbero causato danni da vento. Legambiente conclude che un nuovo tornado non si può escludere.
L’effetto domino vicino al Molo Polisettoriale
Secondo Legambiente, il problema non riguarda solo l’evento in sé. Conta anche dove l’evento colpisce. Nell’area prossima al Molo Polisettoriale insistono impianti industriali che rientrano nei profili di rischio di incidente rilevante. L’associazione cita, nel perimetro territoriale, realtà come l’ENI e gli impianti dell’ex ILVA.
In questo scenario, un tornado potrebbe innescare conseguenze a catena. Legambiente parla di possibile “effetto domino” tra impianti. Per questo chiede una valutazione più severa e completa. A suo avviso, la realizzazione del terminal di rigassificazione aumenterebbe i profili di rischio in modo non eliminabile.
Incidenti nella filiera del GNL e criticità di sicurezza
Legambiente richiama anche gli incidenti avvenuti nella filiera del gas naturale liquefatto. L’associazione sostiene che la catena di approvvigionamento del GNL ha già registrato episodi gravi. Per rafforzare il punto cita lo studio “Explosive Truths, The Perils and the Catastrophic Potential of LNG”, commissionato da Greenpeace Germania e prodotto da Equal Routes.
Il rapporto analizza 104 incidenti legati a impianti di GNL tra il 1944 e il 2024. Secondo i dati riportati, le perdite risultano il 22% del totale e gli incendi il 20%. Seguono incidenti marittimi (19%) ed esplosioni (16%). Collisioni e ribaltamenti durante il trasporto arrivano al 7%. Tra le cause note compaiono errore umano, guasti meccanici e condizioni meteo avverse. Una quota importante resta “not disclosed”, perché non rende pubblica la natura dell’evento. Il rapporto avverte che qualsiasi fase del processo può generare incidenti con impatti su persone, ambiente e beni.
Nella descrizione dei rischi, Legambiente ricorda che il GNL è incolore e inodore. In caso di sversamento può bollire e vaporizzare. Può formare nubi che possono causare asfissia. In alcune concentrazioni nell’aria può anche risultare infiammabile. L’associazione cita inoltre il “pool fire”, un incendio difficile da spegnere, e il rischio di accensione sottovento con forte irraggiamento di calore.
La richiesta al MASE: pubblicare gli allegati e riaprire i termini
Per Legambiente, la discussione deve poggiare su documenti completi. Nella documentazione resa disponibile sul sito del Ministero figura un Rapporto Preliminare di Sicurezza. Alla pagina 4 compare un “Indice degli Allegati e delle Appendici”. L’associazione sostiene però che nel file consultabile non compaiono i 31 allegati elencati.
Legambiente Taranto ha quindi inviato una richiesta formale al MASE. Chiede la pubblicazione di tutti gli allegati indicati nell’indice. Chiede anche di aggiornare il termine per le osservazioni del pubblico. Vuole far decorrere la tempistica dalla data in cui il Ministero renderà disponibili i documenti oggi assenti.
Per i cittadini la conseguenza è concreta. Se la documentazione resta incompleta, diventa più difficile valutare rischi e ricadute del rigassificatore Taranto. Se invece il Ministero pubblica tutto, il confronto potrà basarsi su elementi verificabili e sullo stesso perimetro informativo.










