Nelle ultime settimane cedimenti in vicolo Nuovo, via Porto e vico Carducci. Il confronto resta aperto tra tutela integrale del patrimonio e interventi più rapidi di riqualificazione.
La città vecchia di Taranto perde altri pezzi. Nelle ultime settimane si sono verificati tre crolli in punti diversi del centro storico, confermando una fragilità che i residenti denunciano da tempo e che torna oggi con urgenza al centro del dibattito pubblico.
L’episodio più recente è avvenuto nel Giovedì Santo, in coincidenza con l’avvio dei riti pasquali tarantini, uno dei momenti in cui l’isola si riempie maggiormente di fedeli, visitatori e cittadini. Un dettaglio che rende ancora più evidente il problema della sicurezza in un’area dove il valore storico e architettonico convive da anni con edifici lasciati senza manutenzione e con interventi che faticano a partire.
I cedimenti hanno interessato palazzi e balconi in vicolo Nuovo, via Porto e vico Carducci. Dopo ogni episodio scattano i sopralluoghi, arrivano vigili del fuoco e forze dell’ordine, vengono delimitate le aree a rischio e disposti i sequestri. Ma il punto, per chi vive ogni giorno quei vicoli, resta sempre lo stesso: si continua a intervenire dopo, quando il danno è già avvenuto.
Città vecchia di Taranto, paura quotidiana tra i residenti
Le segnalazioni non si fermano. Chi abita nella parte più antica della città racconta il timore che a ogni pioggia possano staccarsi cornicioni, cedere facciate o franare solai e terrazzini. La preoccupazione riguarda anche altre zone, come l’area tra via di Mezzo e largo Pittarella, indicata da tempo come uno dei punti più delicati.
Il quadro non è nuovo. Il degrado del borgo antico viene discusso da anni, ma il susseguirsi dei crolli riporta tutto su un piano concreto: non si tratta più soltanto di una questione urbanistica o culturale, ma di sicurezza pubblica e di tenuta complessiva del centro storico.
La città vecchia conserva un patrimonio che attraversa secoli di storia e che molti considerano un bene da difendere integralmente. Proprio questo valore, però, finisce spesso per scontrarsi con una macchina amministrativa lenta, con vincoli complessi e con costi di recupero che rendono difficile attrarre investimenti privati.
Il nodo tra restauro e riqualificazione
Attorno al futuro della città vecchia di Taranto si confrontano da tempo due linee. La prima punta sulla conservazione rigorosa del patrimonio esistente, con restauri capaci di salvaguardare il più possibile l’impianto storico e architettonico del borgo. Una scelta condivisa da chi teme che interventi troppo invasivi possano cancellare l’identità del luogo.
L’altra posizione guarda invece a una riqualificazione più veloce e praticabile, fondata sul recupero di ciò che può essere salvato e sull’inserimento di opere contemporanee di qualità. L’obiettivo, in questo caso, è evitare che l’attesa di soluzioni perfette lasci ulteriormente avanzare il degrado.
In mezzo c’è la realtà di un patrimonio che continua a deteriorarsi. E c’è una città che deve decidere se restare ferma in una contrapposizione ormai nota o trovare una sintesi capace di coniugare tutela, sicurezza e nuova vita urbana.
Nei prossimi giorni tornerà a riunirsi la commissione Urbanistica. Il confronto, quindi, è destinato a proseguire. Ma i crolli delle ultime settimane alzano la pressione sulle istituzioni e impongono una scelta chiara. Perché nel centro storico di Taranto il tempo non è una variabile neutra: ogni rinvio rischia di tradursi in un nuovo cedimento, in un altro edificio chiuso, in un altro frammento di memoria che sparisce.
La questione, ormai, non riguarda soltanto la conservazione di un passato prezioso. Riguarda la possibilità concreta di restituire un futuro abitabile, sicuro e vitale alla parte più antica della città.









