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Fiume Tara, l’Università delle Generazioni si schiera: “No al dissalatore da 130 milioni”

Il fiume Tara torna al centro dello scontro sul futuro dell’acqua nel Tarantino. L’Università delle Generazioni di Badolato (Catanzaro) esprime solidarietà ai Comuni e agli ambientalisti che chiedono di difendere il corso d’acqua. Nel territorio è prevista la costruzione di un grande dissalatore. L’impianto dovrebbe rendere potabile un’acqua definita “leggermente salina”. L’obiettivo dichiarato riguarda il basso Salento jonico.

L’acqua diventa sempre più preziosa in molte aree d’Italia. Pesano i cambiamenti climatici. Pesano anche scelte e usi impropri del territorio. Il comunicato richiama un rischio: la corsa alla gestione delle risorse idriche. In gioco, secondo questa lettura, entrano anche grandi gruppi industriali e finanziari. E può crescere la distanza tra decisioni e volontà delle comunità.

Il progetto del dissalatore e le contestazioni

Il fiume Tara scorre per circa dieci chilometri. Nasce nelle Murge, in agro del Comune di Statte, e arriva fino a Taranto. Il comunicato parla di un fiume carsico. Indica anche una portata costante. Oggi l’acqua serve soprattutto all’agricoltura.

Il progetto del dissalatore viene indicato come una megastruttura da quasi 130 milioni di euro. Contro l’opera, si legge, si schierano anche le amministrazioni comunali di Massafra e Taranto. Si muovono gli ambientalisti. Si muove una parte ampia della popolazione. Sul tavolo resta la promessa di acqua per un bacino ipotizzato di 385mila persone dell’interzona.

Azione giudiziaria e mobilitazione culturale

A tutela dell’integrità del fiume Tara parte anche un’iniziativa giudiziaria penale. I ricorrenti chiedono accertamenti da parte della magistratura. Nel frattempo cresce una mobilitazione che passa pure dalla cultura. Artisti e cittadini rilanciano una canzone-appello, “Io sono il fiume Tara”, diffusa online.

Il Tara tra ambiente, territorio e turismo

Nel comunicato, l’Università delle Generazioni collega la vicenda a un territorio già provato. Vengono citate aree industriali e forme di inquinamento. Il Tara scorre vicino a zone produttive molto discusse. Proprio per questo, sostengono i contrari all’impianto, la tutela del fiume conta ancora di più.

Chi contesta il dissalatore propone un’altra strada. Vorrebbe un parco fluviale attrezzato. Punta su un richiamo turistico e balneare. Mira a potenziare la fruizione già esistente. Il comunicato ricorda le acque limpide. Richiama anche una reputazione antica: acqua “medicamentosa”.

Riti, tradizioni e ipotesi terme

Il fiume Tara viene chiamato “il fiume dei miracoli”. Ogni primo settembre si svolge un rito di purificazione. Avviene durante la festa della Madonna del Tara. Nel testo si parla anche dei fanghi del letto del fiume. Vengono descritti come terapeutici. Si citano temperature costanti tra 13 e 18 gradi. Da qui nasce un’idea: creare terme attorno al corso d’acqua.

Storia e mito nella memoria di Taranto

Il comunicato lega il Tara anche all’identità di Taranto. La tradizione orale lo colloca nella fondazione spirituale dell’antica città magnogreca. Richiama Taras, figlio della ninfa Satyria e del dio Nettuno. Un’altra leggenda parla di delfini nel fiume. E collega questo racconto allo stemma cittadino.

Cosa cambia per chi vive il territorio

La protesta contro il dissalatore non si ferma. Secondo il comunicato, alla rete locale si aggiungono associazioni e gruppi di altre parti d’Italia. Si uniscono anche realtà dall’estero. L’obiettivo resta uno: fermare il megaprogetto. Per i contrari, difendere il fiume Tara significa proteggere ambiente, risorsa idrica e patrimonio culturale. Per il lettore, significa seguire una decisione che può incidere su acqua, paesaggio e sviluppo del territorio jonico.

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