Taranto, quattro lavoratori dello stadio Iacovone senza tutele dopo la chiusura dell’impianto. È la denuncia di UGL Igiene Ambientale Taranto, che annuncia di aver diffidato formalmente il Comune chiedendo un intervento urgente per garantire continuità occupazionale e una soluzione temporanea fino alla riapertura prevista non prima del 2026.
Secondo quanto riferito dal sindacato, la chiusura dello stadio “Erasmo Iacovone” decisa dall’Amministrazione comunale avrebbe lasciato i quattro addetti privi di salvaguardie occupazionali e sociali. UGL sostiene di aver proposto un accordo di salvaguardia considerato immediatamente applicabile, anche perché il numero dei lavoratori coinvolti è limitato a quattro unità, ma la proposta sarebbe rimasta senza riscontro.
Lavoratori Iacovone senza tutele, la diffida di UGL al Comune
Nella ricostruzione di UGL Igiene Ambientale, la mancanza di iniziativa del Comune risulterebbe ancora più grave perché, nel frattempo, Kyma Ambiente, società partecipata riconducibile al Comune di Taranto, avrebbe proceduto a nuove assunzioni senza prevedere misure di continuità per i lavoratori già formati e impiegati allo stadio Iacovone.
Il sindacato parla di una scelta che, a suo avviso, contrasta con i principi di equità e responsabilità sociale e con il rispetto della clausola sociale, richiamata come valore che dovrebbe orientare le decisioni delle istituzioni e delle società partecipate. Per UGL, l’assenza di interventi concreti configurerebbe una grave inerzia amministrativa e istituzionale.
Con la diffida, l’organizzazione chiede la convocazione immediata di un tavolo di confronto con il Comune di Taranto per individuare soluzioni pratiche di ricollocazione lavorativa per i quattro lavoratori, almeno fino alla riapertura dello stadio. In prospettiva, UGL ritiene indispensabile definire un accordo che garantisca il pieno reintegro dei lavoratori oggi esclusi quando l’impianto tornerà operativo.
In assenza di un riscontro tempestivo da parte dell’Amministrazione, UGL Igiene Ambientale fa sapere che potrebbe attivare ulteriori iniziative sindacali, istituzionali e legali a tutela dei lavoratori coinvolti e delle loro famiglie.










