Le organizzazioni del comparto mitilicolo intervengono dopo le notizie sui casi di epatite segnalati in altre regioni: “La filiera tarantina è controllata e tracciata”.
Le cozze di Taranto non sono coinvolte in alcuna emergenza sanitaria. È il messaggio che arriva dalle organizzazioni sindacali e datoriali del comparto mitilicolo tarantino, intervenute dopo le notizie diffuse nelle ultime ore su un focolaio di epatite registrato a Napoli e su altri casi segnalati fuori dalla Puglia.
Il punto ribadito dalle sigle firmatarie è netto: la produzione locale segue controlli continui lungo tutta la filiera e, allo stato attuale, non risultano criticità legate alla cozza tarantina. Un chiarimento che punta a difendere allo stesso tempo i consumatori, le aziende del settore e uno dei prodotti più identificativi del territorio.
Secondo quanto riferito dalle organizzazioni, i monitoraggi vengono eseguiti con regolarità da ASL Taranto e ARPA Puglia attraverso campionamenti e analisi su acque e mitili. Il sistema dei controlli, sottolineano, garantisce sicurezza alimentare, tracciabilità e rispetto delle norme sanitarie vigenti. Per questo il comparto respinge ogni possibile accostamento tra i casi emersi in altre aree e la realtà produttiva tarantina.
Cozze di Taranto, filiera sotto controllo
Un altro elemento richiamato nella nota riguarda il periodo produttivo. In questa fase dell’anno, spiegano i rappresentanti del comparto, la cozza tarantina autoctona non è ancora in piena commercializzazione. Solo una parte limitata della produzione ha infatti raggiunto le dimensioni adatte alla vendita. Anche questo aspetto, secondo le organizzazioni, rende poco credibile l’ipotesi che eventuali prodotti a rischio possano essere collegati alla filiera locale.
Accanto ai controlli sanitari, il settore segnala anche un dato ritenuto incoraggiante sul fronte ambientale. I mitili del primo seno del Mar Piccolo, dopo anni, non risultano contaminati. A riferirlo, nelle scorse ore, è stato il commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione dell’area di Taranto, Vito Felice Uricchio, sulla base dei risultati forniti da ASL Taranto e ARPA Puglia.
Si tratta di un passaggio rilevante per un comparto che negli ultimi anni ha dovuto convivere con controlli stringenti, limitazioni e procedure particolari per tutelare la salute pubblica senza fermare la produzione.
Mar Piccolo e novellame, scadenza rinviata al 31 marzo
Resta in vigore l’ordinanza n. 188 del 2016, che regola la movimentazione del novellame verso aree classificate del secondo seno del Mar Piccolo o del Mar Grande. La misura, ricordano le organizzazioni, serve a garantire sia la continuità produttiva sia la tutela sanitaria.
Proprio i recenti esiti positivi dei monitoraggi hanno consentito di prendere in considerazione le difficoltà rappresentate dagli operatori del settore. Le condizioni meteo avverse, infatti, hanno rallentato le operazioni di spostamento e portato a una richiesta formale di differimento dei termini. La nuova scadenza per completare il trasferimento è stata fissata al 31 marzo.
Il comparto insiste quindi su un punto: il consumo della cozza tarantina autoctona resta sinonimo di qualità, tradizione e sicurezza. Ma insieme alla rassicurazione arriva anche un invito ai cittadini: verificare sempre la provenienza del prodotto acquistato e diffidare dei mitili privi di una tracciabilità chiara o immessi sul mercato con indicazioni fuorvianti.
Per il sistema produttivo locale la questione non riguarda soltanto il commercio. La mitilicoltura tarantina rappresenta un pezzo importante dell’economia cittadina, ma anche della sua storia e della sua identità. Da qui la richiesta di evitare allarmismi impropri e di distinguere con precisione tra episodi registrati altrove e una filiera che, a Taranto, continua a essere sottoposta a verifiche costanti.










