Confartigianato Taranto chiede al Comune di chiarire lo stato dell’iter, le criticità ancora aperte e i tempi dell’approvazione definitiva. In gioco ci sono investimenti, occupazione, tutela del litorale, turismo e mitilicoltura.
Confartigianato Taranto riporta al centro del confronto pubblico il Piano comunale delle Coste, adottato dalla Giunta nel dicembre 2020 ma, secondo l’associazione, non ancora pienamente operativo.
A oltre cinque anni dall’adozione, le imprese chiedono al Comune di Taranto di indicare con chiarezza lo stato del procedimento, gli ostacoli ancora presenti e le scadenze necessarie per arrivare all’approvazione definitiva.
La questione non riguarda soltanto gli stabilimenti balneari. Il Piano delle Coste stabilisce le regole per l’utilizzo del litorale, disciplina l’accesso al mare e interessa direttamente turismo, nautica, cantieristica, tutela ambientale e mitilicoltura.
Confartigianato chiede tempi certi al Comune
«Il Piano esiste, ma non è operativo nella sua funzione compiuta», sottolinea Confartigianato Imprese Taranto nel comunicato diffuso il 15 luglio 2026.
L’associazione evidenzia che dagli atti pubblicamente disponibili non sarebbe possibile ricostruire con sufficiente chiarezza l’attuale stato del percorso amministrativo.
La richiesta rivolta all’Amministrazione comunale è quindi precisa: comunicare quali passaggi siano stati completati, quali criticità impediscano la conclusione dell’iter e in quali tempi si intenda arrivare all’approvazione.
Dopo oltre cinque anni, secondo Confartigianato, non sarebbe più sufficiente richiamare soltanto la complessità delle procedure. Servirebbero responsabilità definite, scadenze verificabili e una guida politica capace di accompagnare il Piano fino alla sua entrata in vigore.
Perché il Piano delle Coste è importante per Taranto
Il Piano comunale delle Coste è lo strumento con cui un Comune organizza l’uso delle aree costiere di propria competenza, nel rispetto della pianificazione regionale e delle norme sul demanio marittimo.
Per Taranto significa definire un disegno unitario per spiagge, accessi pubblici, attività economiche, aree da proteggere e spazi destinati ai diversi settori legati al mare.
Senza una pianificazione definitivamente approvata, sostiene Confartigianato, imprese e operatori non dispongono della certezza necessaria per programmare investimenti, ampliare le attività o partecipare a procedure amministrative con un quadro stabile.
Il rischio è una gestione frammentata del litorale, basata su singoli interventi e priva di una strategia complessiva.
Investimenti e occupazione frenati dall’incertezza
Il ritardo, per l’associazione, non avrebbe quindi soltanto un costo amministrativo.
Ogni anno trascorso senza regole definitive può tradursi in investimenti rinviati, occasioni occupazionali perdute e minore competitività rispetto ad altri territori costieri.
La situazione assume un peso ancora maggiore in una fase caratterizzata dal riordino nazionale delle concessioni demaniali marittime e dalla necessità di garantire procedure trasparenti, competitive e coerenti.
Un Piano aggiornato consentirebbe alla città di affrontare questo passaggio con criteri territoriali definiti, indicando quali aree possono essere affidate, quali devono restare accessibili liberamente e quali necessitano di specifiche forme di tutela.
Il legame con turismo, nautica e ambiente
Confartigianato invita a non considerare il Piano delle Coste come uno strumento isolato.
La pianificazione del litorale dovrebbe dialogare con il Piano urbanistico generale, con le politiche ambientali e con le strategie dedicate all’economia del mare.
Turismo costiero, portualità turistica, nautica da diporto e cantieristica hanno bisogno di infrastrutture, servizi e regole prevedibili. Allo stesso tempo, lo sviluppo deve essere compatibile con la protezione degli ecosistemi e con il diritto dei cittadini ad accedere al mare.
L’obiettivo dovrebbe essere un equilibrio tra tutela del territorio, fruizione pubblica e attività imprenditoriali.
Il Piano delle Coste e la mitilicoltura
Una parte centrale della richiesta riguarda la mitilicoltura, attività storica e identitaria dell’economia tarantina.
La definizione degli specchi acquei, la certezza delle assegnazioni e la trasparenza delle regole sono considerate condizioni indispensabili per permettere agli operatori di programmare la produzione e rafforzare la propria competitività.
Il Piano potrebbe inoltre contribuire a coordinare le esigenze produttive con quelle ambientali e sanitarie, evitando sovrapposizioni e interventi privi di una visione comune.
La stessa Amministrazione comunale aveva già riconosciuto la necessità di collegare l’approvazione del Piano alla valorizzazione del settore turistico-balneare e alla ripartenza della mitilicoltura.
Il timore di approvare uno strumento già superato
Il lungo tempo trascorso dall’adozione apre anche un secondo problema: quello dell’attualità dei contenuti.
Dal dicembre 2020 sono cambiati il contesto economico, le esigenze ambientali e il quadro normativo delle concessioni. Alcune parti del documento potrebbero quindi richiedere verifiche o aggiornamenti.
Confartigianato ritiene però che l’assenza di una pianificazione efficace sia ancora più penalizzante dell’eventuale necessità di modificare il Piano.
Il punto, secondo l’associazione, è concludere il procedimento senza ulteriori rinvii e valutare contestualmente gli adeguamenti necessari, evitando che Taranto si trovi ad approvare uno strumento già parzialmente superato.
L’appello al sindaco e alla Giunta
Confartigianato Taranto si rivolge direttamente al sindaco e alla Giunta, chiedendo che assumano la guida istituzionale della vicenda e accompagnino gli uffici verso la conclusione dell’iter.
«Taranto ha bisogno di un Piano delle Coste serio, efficace e applicabile», afferma l’associazione, indicando come priorità la legalità, la tutela ambientale e lo sviluppo equilibrato del territorio.
La risposta dell’Amministrazione sarà decisiva per comprendere quali passaggi manchino e quanto tempo sia ancora necessario.
Dopo oltre cinque anni dall’adozione, per imprese e operatori la fase dell’attesa deve lasciare spazio a un calendario pubblico, a decisioni verificabili e a regole capaci di trasformare il patrimonio costiero di Taranto in una concreta opportunità di sviluppo.









