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Militari, copertura sanitaria in bilico: alta diagnostica a rischio

La copertura sanitaria per i militari resta appesa a un filo e il SIULM Marina lancia un nuovo allarme. Durante il tavolo convocato allo Stato Maggiore della Difesa sul futuro dell’assistenza sanitaria integrativa per il personale in divisa, sono emerse criticità che preoccupano il sindacato, soprattutto per le possibili ricadute sulla tutela della salute di donne e uomini impegnati ogni giorno in attività operative complesse.

Al centro del confronto c’è la posizione di Cassa Prevint – Poste, attuale gestore del fondo di assistenza sanitaria integrativa, che avrebbe comunicato la propria indisponibilità a proseguire il servizio, ritenuto economicamente passivo. La scadenza del contratto è fissata per il 1° aprile, ma la Difesa sarebbe pronta ad attivare una prima proroga semestrale, già prevista dall’accordo, a cui potrebbe seguirne una seconda. In questo modo gli attuali livelli di copertura verrebbero garantiti fino a marzo del prossimo anno.

Il nodo vero, però, riguarda il futuro. La Difesa dovrà bandire una nuova gara d’appalto con un capitolato rivisto sulla base delle risorse oggi disponibili. Ed è proprio questo il punto che alimenta la preoccupazione del SIULM Marina: senza un aumento significativo dei fondi, la prossima polizza potrebbe tradursi in una riduzione concreta delle prestazioni offerte.

Tra i servizi che rischiano di essere esclusi c’è l’alta diagnostica, ritenuta essenziale per assicurare un’adeguata tutela sanitaria al personale militare. Secondo quanto emerso nel corso della riunione, per mantenere una copertura adeguata servirebbero almeno 10 milioni di euro in più ogni anno rispetto ai 20,6 milioni attualmente stanziati. Al momento, però, il Governo non avrebbe previsto nuove risorse. Per il SIULM Marina il rischio è chiaro: incidere direttamente sul benessere del personale militare in un contesto sempre più delicato.

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